Una delle esperienze più significative nella mia attività di mental coach, che ho il piacere di condividere, è la storia di Antanas Kavaliauskas, un giocatore lituano di 207 cm cresciuto cestisticamente in USA.
Nell’anno sportivo 2010-2011 ricoprivo, nella squadra in cui militava, inizialmente il ruolo di preparatore fisico e, in un secondo momento, quello di mental team coach.
AK, come viene chiamato, arrivava con un pedigree di altissimo livello, anche se era reduce da un anno travagliato, complice una operazione dopo la rottura del legamento crociato anteriore.
Oggi vorrei far cadere la tua a attenzione sull'importanza che ha la percezione, sotto diverse aspetti, in ogni sport e come si possa allenare e migliorare attraverso sessioni di Sport Coaching.
Buongiorno! Ci siamo lasciati personalmente lo scorso marzo con un grande risultato sportivo di Davide, in quell’occasione ti ho accennato alcuni segreti del suo allenamento mentale.
Tra qualche ora mi vedrò con un giocatore professionista di volley che ho seguito come sport coach durante quest’ultima stagione che è terminata ufficialmente ieri.
Si esatto. In quest’articolo sull’allenamento mentale parlo di un Mental Coach che ha perso. Molto spesso avrai letto di vittorie strepitose grazie al Mental Coaching. Di ostacoli superati e di obiettivi raggiunti. Oggi però voglio parlarti di sconfitte. Di quelle che bruciano. Di quelle che ti fanno stare sveglio la notte a ripensarci. E di lettere.
Carolina Kostner mi ha sempre dato la sensazione di essere un’atleta capace di incantare, di una bellezza rara quando danza sul ghiaccio, purtroppo i punteggi e le classifiche più di una volta hanno decretato che performava molto al di sotto delle sue capacità.
E’ stata per molto tempo la classica atleta dalle incredibili potenzialità ma che non riesce ad esprimersi fino in fondo. Nel suo caso, non serve un mental coach per capire che la sua performance era spesso compromessa in maniera importante da quello che capitava nella sua testa.
Una settimana fa Carolina ha vinto meritatamente l’oro, ma ve la ricordate ai quei Mondiali di Torino del 2009? E ai giochi olimpici invernali a Vancouver? Come mental coach e appassionata di ice skating ho sempre seguito le sue gare. Ero delusissima dai suoi piazzamenti (dodicesima ai mondiali e sedicesima a Vancouver). Mi faceva proprio rabbia… come era possibile sprecare tanta grazia e tanto talento in questo modo? Il mental coach che è in me lo sa bene, e sa anche come a volte non serva soffrire e perdere così tanto per poter maturare e raggiungere l’equilibrio che finalmente, da grande campionessa ha raggiunto.
Ti propongo qui sotto il link al video di quel momento, solo per farti notare una cosa. Nota l’espressione del viso di Carolina. Tienila a mente, puoi guardare soltanto i primi minuti della performance, perché è facile intuirne il risultato, e poi perché questo articolo non vuole essere un inutile rivangare il passato, ma una celebrazione alla sua attuale vittoria.
Non serve essere dei grandi mental coach o esperti di lettura di linguaggio del corpo per capire che Carolina in quel momento era completamente fuori stato. Si legge profonda preoccupazione nei suoi occhi e nel suo bellissimo viso. E i primi volteggi sul ghiaccio sono incerti, il suo corpo segue le sue emozioni, non è fluido, è incerto, lavora a metà…
Quando lavoro in coaching con i miei atleti per me questo è un punto fondamentale. Come puoi metterti in campo se non sei nello stato giusto? Come puoi PERMETTERTI di vanificare ore, giorni, settimane, anni di allenamento perché in quel decisivo momento lasci che le tue emozioni negative prendano il sopravvento?
La tua responsabilità come atleta è quella di andare in campo morendo dalla voglia di dare il meglio di te stesso, al di là della pressione, del risultato, delle classifiche e di quanto diranno di te in giro… chi lavora in mental coaching ha la possibilità di avere degli ottimi strumenti per poter essere nello stato di grazia al momento giusto. Perciò quando i miei atleti non si ricordano di utilizzare questi strumenti, è come se si dimenticassero come si fa un gesto tecnico, o si dimenticassero come utilizzare i propri muscoli!
Una volta una persona mi ha detto: nella vita o guidi o sei guidato. Non c’è via di mezzo.
Se ti lasci guidare da altre cose/persone che non siano la tua volontà di far uscire il meglio di ciò che sei, è come fare una competizione ad occhi chiusi, lasciando la tua performance al destino. Ti alzi bene quella mattina? Ok, va bene. Ti alzi male? Disastro. NO!!!
Prenditi la responsabilità di essere in forma mentalmente come lo sei altrettanto fisicamente e tecnicamente. Allenati! E sarai sempre tu a guidare. Forse potrebbe ancora capitare di alzarti male la mattina qualche volta, ma potrai fare qualcosa per cambiare!
Come tutti i grandi campioni, Carolina ha vinto e perso molto. Poi è sempre stata favorita, perciò in ogni sua sconfitta la delusione di tutti era maggiore… molti vedevano in lei la stoffa da fuoriclasse che le appartiene, e ora finalmente anche lei si sente cucita addosso la stoffa da campionessa quale è!
La cosa che imparo osservando le sue evoluzioni di atleta è che nonostante tutte le delusioni cocenti, le difficoltà di trovare il proprio equilibrio e la propria maturità di professionista, lei non si è mai arresa. Ha fatto tesoro di ogni esperienza e si è fatta sempre più forte.
I pattinatori sono abituati a cadere e rialzarsi, il più velocemente possibile e con un sorriso sulle labbra. Carolina dopo ogni caduta ha imparato si è rialzata sempre più forte, tenace e determinata. Ed ha cambiato il suo destino.
Lei stessa lo dice, in questa intervista post-gara (mi scuso per la cattiva risoluzione del video):
Mi piace molto quando dice che con questa gara ha avuto la possibilità di cambiare quello che di negativo c’era stato. E’ questo il senso di tutto. Cambiare si può, sempre, a tutti i livelli.
Si tratta di decidere che è giunto il momento di prendere le redini di se stessi e mettersi a guidare.
Un’altra sua dichiarazione che ho trovato in questi giorni nelle varie interviste post vittoria mi è piaciuta particolarmente:
"Mi sono allenata così duramente e ho programmi bellissimi, ma il mio obiettivo era mostrare quanto amo il pattinaggio".
Il suo obiettivo era mostrare il suo amore per il pattinaggio. Questo le ha permesso di esprimersi al meglio e liberare tutto il suo talento. E’ solo quando e pensi soltanto a fare al meglio quello che sai fare che la magia accade, e tutti gli allenamenti prendono il loro senso e rendi i tuoi programmi i migliori di sempre.
Lascio giudicare a te se è riuscita a mostrare al mondo il suo amore nel video qui sotto, che è quello della vittoria. Ti chiedo soltanto di notare la sua espressione del viso questa volta:
In quella pista non c’erano classifiche, risultati, sponsor… c’era solo lei. Un’ imponente aura di serenità, divertimento, gioia. Sin dalle prime immagini, mentre ascolta le ultime raccomandazioni del suo coach, lo capisci che è pronta. Il viso è concentrato, ma disteso. Lo sguardo è fermo. Sa perfettamente che quello è, come dice lei, “il suo momento”.
Il nostro Federico, curatore della stringa di news sportive del blog e bravissimo giornalista sportivo, ritengo abbia colto molto bene il senso della vittoria di Carolina nel suo articolo di ieri… Qui sotto trovi il link, leggi cosa ne pensa nel suo blog:
Federico la definisce un’artista, colei che fa dimenticare che si sta assistendo ad una competizione e regala pura magia ad un pubblico in estasi. Io mi sono commossa nell’assistere alla sua danza. A te che effetto ha fatto?
E a proposito di amore, senti cosa dice Benigni:
Il suo amore incrollabile per il pattinaggio l’ha resa libera. Che questa sua storia possa essere d’ispirazione per ogni sportivo che duramente lotta ogni giorno per conquistare la cima e mostrare al mondo il suo amore per lo sport che pratica. E come adesso sappiamo… l’amore vero non perdona.
Brava Carolina, che questo tuo momento possa durare veramente a lungo!
Queste 6 regole non sono un qualcosa scritto sui libri, ma sono il frutto della sua esperienza diretta. Ti ricordo che Arnold era un ragazzo Austriaco, nato nel tipico paesino dal quale è difficile “uscire”… ma lui aveva un grande sogno: AVERE SUCCESSO!
# Regola 1: CREDI IN TE STESSO
La cosa più importante secondo Arnold è chiedersi “Chi vuoi essere?” e sentire battere dentro di te in modo forte la risposta. Chiediti: “Che cosa ti rende davvero felice?”.
Fallo con forza e non importa ciò che ti dicono o pensano gli altri… contano le immagini mentali che tu sai creare di te stesso.
Conta quanto sei in grado di credere con forza a quelle immagini di successo!
# Regola 2: ROMPI LE REGOLE
Arnold fa una distinzione tra “Regole” e “Leggi” e dice, che il Mondo è pieno di regole scritte e non… “abbi il coraggio di romperle!”
Soprattutto le regole non scritte a volte creano limiti apparentemente invalicabili… ma che spesso non sono reali!
Pensa “Outside the box”, utilizza il pensiero laterale per aggirare quelle regole e trovare il COME fare ciò che davvero vuoi realizzare.
# Regola 3: NON AVER PAURA DI FALLIRE
Non puoi sempre vincere, ma non lasciare che la paura ti blocchi… DECIDI!
Spingi te stesso verso nuove sfide, le sconfitte saranno parte integrante del tuo successo finale, esattamente come le tue conquiste.
Vivi con divertimento e curiosità anche le sconfitte quotidiane, ti irrobustiranno e faranno sì che tu sia davvero pronto per affrontare le GRANDI SFIDE!
“Adoro quando le persone mi dicono che un qualcosa è impossibile, oppure che non ci è mai riuscito nessuno… sarò IL PRIMO a farlo!”. Questo è un pensiero da CAMPIONISSIMO!
Quindi quando qualcuno ti dice “Mi spiace ma non ce la farai” … FREGATENE, Schwarzy addirittura suggerisce “Quando senti qualcuno dirti YOU CAN’T… tu devi sentire dentro di te YOU CAN!”
Fa attenzione alle persone che ti dicono “Non ce la puoi fare”.
# Regola 5: FATTI IL CU*O
“No pain no gain”, puoi avere qualsiasi talento, ma se non TI ALLENI DA CAMPIONE… non lo sarai! Devi seguire la Regola delle 10.000 ore.
Ogni giorno c’è qualcuno là fuori che vuole primeggiare ed eccellere… e si allena duramente per batterti! Va orgoglioso di questo, rispetta la sua fatica ed il suo sudore… DANDO TUTTO TE STESSO!
Allena il tuo corpo in palestra, sul campo, ovunque!
Se dormi 8 ore al giorno, hai ben 16 ore per allenarti ad ottenere il tuo SUCCESSO!!!! Addirittura Arnold consiglia di “Dormirne 6 e riposarti più velocemente” :-D
# Regola 6: DÁ INDIETRO
Un campione ha ricevuto tanto dalla vita, è giusto che dia indietro alle persone che gli vogliono bene, al suo paese, alle persone che credono in lui, a chi non è così fortunato nella vita, a chi ogni giorno fatica per ottenere un pezzo di pane ed un bicchiere d’acqua…
Un nostro preciso dovere è quello di migliorare il Mondo dove abitiamo, creando ambienti felici e motivanti.
Non c’è niente di più bello che vedere le persone attorno a noi ottenere successo, anche grazie al nostro aiuto!
Credi in te stesso;
Rompi le regole;
Non avere paura di fallire;
Non ascoltare chi non crede in te;
Fatti il cu*o;
Dà indietro.
Queste sono le 6 regole del successo di una persona che ha raggiunto e mantenuto il successo il 3 diversi ambienti… molto diversi tra loro! Sport, Cinema e Politica.
Evidentemente queste regole sono trasversali a tutto!
Falle tue!
Rinnovo il “Grazie” a Paola per aver postato questo splendido video e per condividere quotidianamente contenuti di qualità. Ti faccio un grandissimo “In Bocca Al Lupo” per la Milano Marathon del 15 aprile… sarà un’esperienza magnifica e incontrerai gente strepitosa! Ti penserò tantissimo e sono certo lo faranno in moltissimi!!!
Ho un po’ di dediche da fare:
Dedico questo articolo alle oltre 170 persone che questo week-end erano ad Impara Dai Campioni a Padova, alle 150 che c’erano a Milano ad inizio marzo e a tutte quelle che ne hanno seguito la “diretta” su Facebook. È stata un’esperienza MAGNIFICA vivere con voi questi due giorni ed essere lì a vedere quanto vi siete messi in gioco! Vi ringrazio per l’energia FANTASTICA che ci avete messo… mi fate AMARE il mio LAVORO! Grazie di cuore!
Dedico questo articolo al Trainer di Impara Dai Campioni: Livio Sgarbi una persona STRAORDINARIA, nel senso che sa rendere SPECIALE la quotidianità delle persone… di tutti! È un onore lavorare per te!
Quando inizio il lavoro di mental training con un team, uno dei primi interventi è quello di fare una “finanziaria energetica”, cioè ricercare insieme allo staff tecnico e, in momenti diversi ai giocatori, i maggiori sprechi di energie mentali.
Un po’ come “capitan Ventosa” quel buffo personaggio di striscia la notizia, quando individua FATTORI DI DISPERSIONE.
Uno degli stati d’animo depotenzianti più ricorrenti che ho riscontrato nella mia attività di SPORT COACH, è la RABBIA.
Infatti, soffermandosi sul feeling che questa crea, sia in gruppo che negli incontri personali, tantissimi giocatori realizzano che durante la partita, a picchi di collera, spessissimo succedono errori o importanti cali di performance.
In alcuni casi emerge anche che sovente, questo stato si rivela anche pericolosamente contagioso.
Lo scorso anno svolgevo per la seconda stagione consecutiva, il doppio ruolo di preparatore fisico e team mental coach in una squadra di Basket di professionisti.
Il secondo incontro settimanale con la squadra era in programma il giorno della partita, la domenica mattina dopo la seduta di tiro.
In occasione di una trasferta ero alla ricerca di un potente mezzo per rinforzare fra gli altri, il concetto di spreco e contagio correlati alla rabbia.
“Casualmente” accendere la TV prima di scendere per la colazione mi offrì quello che cercavo: un documentario che parlava di due orsi…
Avete presente la scena tipica della pesca dei salmoni che risalgono la corrente per tornare nell’acqua dolce a deporre le uova?
Bene, ho scoperto che la posizione migliore, cioè quella dove i pesci saltano direttamente nelle grinfie degli orsi “pescatori” è appannaggio solo degli esemplari più grossi e forti; gli altri devono faticare moltissimo per catturare gli sguscianti ed energici salmoni che nuotano sotto il pelo dell’acqua.
Colgo l’occasione e trasformo il servizio del documentario in una STORIA per i miei giocatori: racconto di Jack, che tranquillamente sfrutta la sua posizione preferenziale pescando e mangiando…
Improvvisamente compare un altro orso, altrettanto grosso, che con fare aggressivo minaccia Jack e la sua “location”.
Salta subito agli occhi che ci sarebbe spazio e cibo per entrambi, ma il nuovo arrivato insistentemente, preferisce utilizzare tempo e risorse per ottenere di prepotenza “l’esclusiva”.
Il nostro amico protagonista della storia interrompe per qualche istante il suo pasto e valuta l’ipotesi di battersi col minaccioso simile. Dopo qualche riflessione decide inaspettatamente di ignorarlo e di riprendere, come nulla fosse, a pescare e mangiare con lo stesso ritmo di quando aveva interrotto.
La cosa curiosa e per certi aspetti buffa, è vedere che il nervoso animale insiste a ringhiare e minacciare Jack che, senza batter ciglio, tiene alta la concentrazione su ciò che reputa prioritario in quel momento: mangiare.
Gli studiosi proseguono l’analisi delle vite parallele dei due animali e il doppio epilogo rivela qualcosa di straordinariamente significativo:
Con l’arrivo dell’inverno Jack, in linea con le leggi della natura, inizia il suo letargo in un posto caldo, il suo metabolismo incomincia a rallentare capitalizzando le risorse alimentari accumulate con i tempi e i modi giusti. La vicinanza di altri orsi permette a lui e a loro di ottimizzare la termoregolazione con uno scambio vicendevole di calore.
Tristemente in antitesi si rivela il destino dell’orso collerico: all’inizio dei primi freddi, è ancora alla ricerca di cibo, mangia nervosamente i salmoni che ora sono morenti, hanno già depositato le uova, aspettano di morire privi di energia. Non hanno più macronutrienti, rappresentano solo una piccolissima e insufficiente dose di grassi residui nel cervello e nella pelle smunta residua, senza un briciolo di proteine…
Il “timing” di Jack si è rivelato più produttivo, più in linea con chi ha chiaro l’obiettivo.
Più che una favola happy ending in cui il “buono” prevale sul cattivo, è un’analisi di risultati congruenti e conseguenti a un preciso atteggiamento.
Jack non era più “buono” dell’altro protagonista della storia, ha soltanto scelto un comportamento diverso!
Sarebbe stato canonico, istituzionale per Jack re-agire alle provocazioni dell’altro orso, ma la priorità imponeva un comportamento diverso nell’ottica del conseguimento dell’obiettivo. Era funzionale AGIRE piuttosto che RE-AGIRE.
Il parallelo con la performance in gara è una facile conseguenza da dedurre. Spessissimo tantissimi agenti esterni attirano e monopolizzano l’attenzione allontanandola dal “core business” e scatenando emozioni depotenzianti.
Spesso la prestazione è limitata o inficiata dal mancato accesso alle nostre risorse o dal solo parziale loro utilizzo.
Jack era consapevole che la stagione dei salmoni, come la partita, era circoscritta nel tempo. Rimandare ciò che era vitale, sarebbe stato LETALE.
Le insidie, i fattori scatenanti di momenti di rabbia durante una prestazione sono sempre “dietro l’angolo”: uno o più errori personali o di un compagno, una discutibile decisione arbitrale, un acceso rimprovero dell’allenatore, una provocazione di un avversario, cori del pubblico etc…
Facendo un parallelo con la nostra storia, l’orso prepotente simboleggia la “summa” dei potenziali imput reattivi.
La gara invece è rappresentata dalla “stagione dei salmoni”, il risultato dalla buona pesca.
Focalizzarsi su ciò che è produttivo e funzionale all’obiettivo nel qui ed ora evitando di portarel’attenzione su ciò che è periferico equindi dispersivo e inutile ai fini del risultato è l’atteggiamento vincente.
Ogni campione ha le sue Regole, spesso rigide, a volte durissime, ma assolutamente necessarie. Sgarrare è la tentazione più forte, il Mental Training ci aiuta a rispettarle.
Chi mastica un po' di filosofia sportiva d'oltre oceano avrà sentito più e più volte dei detti, che sono diventati ormai dei veri e propri Mantra, come questi: “No pain..no gain”, “L'attacco fa vendere i biglietti...la difesa fa vincere le partite”, “No ball is impossible”..”Just do it..”...ecc..ecc.
Frasi d'effetto che fanno presa su chiunque, atleti, addetti ai lavori, tifosi e giornalisti.
Ma uno dei “Must“ che più accomuna i campioni di qualunque sport, a parte qualche “testa calda” traboccante di talento, e dei loro Coach è: “NO RULES?....NO GOALS!!”.
Proprio così, niente regole nessun risultato.
Ogni mattina c'è una moltitudine di atleti professionistiche si svegliano alle prime lucidell'alba eapplicano del Mental Training. Visualizzano i loro obiettivi, si motivano immaginandosi con una medaglia al collo, sentono crescere dentro di loro una energia straripante, e saltano giù dal lettocon la carica giusta per affrontare la giornata. Si preparano la colazione come da programma alimentare, scelgono l'abbigliamento adatto a seconda di quello che prevede l'allenamento giornaliero, si recano al campo o alla palestra di turno, e iniziano una nuova giornata fatta di...... SUDORE, FATICA, DOLORI e una “VAGONATA” DI SODDISFAZIONI.
Nello stesso giorno ci sono decine e decine di migliaia di “atleti professionisti”, che dopo aver sentito suonare più e più volte la sveglia la scaraventano contro il muro, si alzano un paio diore dopo,lasciano che la loro mente pensi a tutto fuorché ai loro obiettivi, si chiedono che senso abbia continuare a dedicarsi ad uno sport poco remunerativo, mangiano quello che capita oppure saltano la colazione, prendono un paio di calzoncini a caso, indossano le prime scarpe che gli capitano sotto mano e si recano con calma e controvoglia all'allenamento, dove magari l'allenatore li sta aspettando da più di un'ora, e le prime parole che pronunciano sono:
“Salve Mister...non può neanche immaginare quello che mi è capitato. Mia nonna è stata male. Ho bucato. E la ruota di scorta era sgonfia!! Capitano proprio tutte a me....”.
Cosa fa la differenza secondo voi fra gli atleti del primo tipo e quelli del secondo??
Eh..si!! State proprio pensando alla cosa giusta.....Regole. E alla loro capacità di rispettarle.
Applicare del Mental Training e onorare le proprie regole con continuità è fondamentale.
Per un atleta vero, essere assolutamente consapevole che la disciplina che si è imposto gli farà raggiungere gli obiettivi prefissati è vitale , perché fare sport seriamente e con vera passione comporta tanterinunce e tanti sacrifici.
Un Mental Coach che si rispetti non mancherebbe mai di spronare ilproprio assistito ad essere costante e motivato ogni giorno, e visto che ognuno di noi è il primo allenatore mentaledi se stesso abbiamo il dovere di fare altrettanto. Soltanto una Mente Forte e allenata, è in grado di dare scacco alla pigrizia e alla voglia di mollare, soprattutto neimomenti di sconforto dovuti ad un infortunio, oppure ad una delusione agonistica.
Intendiamoci bene, quello che ho descritto prima è l'estremizzazione di due tipologie di atleti completamente opposte, nella maggioranza dei casi ci sono tante categorie intermedie, anche se, ascoltando i racconti dei vari allenatori, i campioni con la “C” maiuscola appartengono quasi tutti al primo tipo.
Riguardo poi alle varie regole da seguire, non pensiate che ci sia stato per forza un aguzzino a stilarle, qui stiamo parlando di professionisti che stanno rispettando o trasgredendo le PROPRIE REGOLE, quelle che si sono dati insieme ai loro Coach e Sport-Coach dopo aver pianificato gli obiettivi e stilato per filo e per segno il loro piano di azione. Naturalmente chi fa parte di ungruppo o di una squadra ha delle regole comuni anche ad altri, ma che ha comunque deciso di accettare e rispettare, per quanto rigide possano essere.
Quanto è duro fare giorno dopo giorno sempre le stesse cose con metodo e disciplina? Seguire un'alimentazione corretta, rinunciando a feste e anche a una birra fra amici? Impegnarsi in ogni esercizio al massimo? Sacrificare affetti e vita personale per qualche ora di fatica in più?
E' durissimo!! Mentalmente titanico!!! Ma fortunatamente spesso anche gravido di successi e di encomi.
A tal proposito vi propongo la risposta di Linford Christie, medaglia d'oro olimpica dei 100mt nel '92 a Barcellona, oro mondiale nel '93 a Stoccarda, oro europeo nel '94 a Helsinki, ecc..ecc.., in una delle interviste rilasciate poco dopo essere stato squalificato per una “doppia” falsa partenza, nella finale dei 100mt alle Olimpiadi di Atlanta all'età di 36anni, quindi sua probabile ultima manifestazione a cinque cerchi.
Nemmeno il più grande Mental Coach al mondo avrebbe potuto dire in quel momento qualcosa di più bello!!
Giornalista: “ Cosa si prova nel perdere in questo modo una finale olimpica, oltretutto da campione uscente?”....
Christie: ”Non credo che io possa spiegarle quello che sto provando in questo momento, e anche se cidovessi riuscire non credo che lei potrebbe capire; a meno che negli ultimi 2 anni lei non si fosse svegliato all'alba tutti i giorni, fosse stato a dieta tutti i giorni, si fosse allenato per 5-6 ore tutti i giorni, avesse martoriato il suo corpo tutti i giorni, fosse andato a letto distrutto tutti i giorni, e sifosse svegliato il giorno dopo con la stessa voglia di ricominciare come ho fatto io. E' stato uninferno!! E tutto questo a 36 anni, per una gara che dura meno di 10”, e che oltretutto non sono nemmeno riuscito a correre. Ma io sono felice!! Perché è questa la vita che ho sempre sognato di vivere.”
Credo che sia inutile spiegarvi come una vita di sacrifici come questa sia stata abbondantemente coronata da grandi successi, così da poter dare una risposta del genere soprattutto in uno dei momenti più cocenti di una carriera sportiva. Ma era secondo me importante porre l'attenzione sulla suaconsapevolezza di dover fare per forza dei sacrifici, per poter centrare i propri obiettivi.
Il Mental Training ci aiuta ad essere lucidi in ogni momento, a trovare motivazione quando tutto ti dice di mollare, a spingerti a fare cose che eviteresti pur di conseguire un risultato!
Di esempi come quello di Linford Christie ce ne sono a tanti, e non c'è bisogno di scomodare dei campioni olimpici, tutti noi nel nostro piccolo abbiamo delle regole che ci siamo dati e che a volte fatichiamo a rispettare.
Il Mental training ci da le soluzioni giuste per rendere meno dura la routine diallenamento quotidiana, e ci mette nello stato d'animo giusto per essere “Sempre al Top” in ogni momento.
Fisiologia, Focus, Visualizzazione, Anticipazione mentale....sono termini che ormai, da attenti lettori di questo sito, avrete fatto vostri, e io voglio sperare anche applicato con profitto.
Adesso voglio aggiungere a tutte queste tecniche di allenamento mentale, una serie di domande motivanti che potete porvi all'inizio di una densa giornata di impegno sportivo.
Appena aprite gli occhi innanzi tutto siate contenti di averlo fatto, e uno dei segnali che potete dare a voi stessi è quello di fare un grande e bel sorriso alla giornata che sta per iniziare.
La prima domanda che potete porvi è questa:
– Chi sono io? E la risposta sarà: Il futuro vincitore di..................!!
E poi:
– Cosa sono disposto a fare per diventarlo? E la risposta sarà: Rispettare le regole che misono dato!!
E ancora:
– Qual'è la prima cosa da fare adesso? E la risposta sarà: Alzarmi carico di energia peraffrontare al meglio la giornata!!
Ed in fine:
– Quali sono le prime 5 regole che mi porteranno al conseguimento del mio obiettivo?
E la risposta sarà: Primo,..........! Secondo,........! Terzo,......! ecc..ecc.
Potrebbe sembrare una sveglia un po' “spartana”...diciamo alla Full Metal Jacket, ma vi assicuro che avrete una carica e una voglia di allenarvi da fare invidia ad un campione Olimpico.
Nello sport come nella vita, lo Sport Coach ti aiuta non solo a migliorare le tue performance con l'allenamento mentale ma anche a focalizzarti su quello che vuoi veramente.
Mi è capitato di recente di leggere articoli sull'avviamento allo sport dei bambini e dei ragazzi giovani e c'è un dato interessante.
La tendenza oggi sembra essere quella di cambiare una disciplina all'anno, dal calcio, al basket poi magari nuoto e di nuovo calcio.
Da una parte credo che se l'obiettivo è quello di fare attività fisica e stare in mezzo ai compagni certamente ogni attività fisica è buona, dall'altra si nota un forte abbandono in giovane età a causa della demotivazione e della mancanza dei risultati. Questo accade anche perché spesso i bambini seguono le volontà dei genitori o le compagnie di amici più che loro inclinazioni personali.
Credo che sia giusto cercare la propria strada e cercare la propria vocazione, arriva però un momento in cui, se si vogliono ottenere risultati deve cambiare l'approccio. Questo è vero per lo sport tanto quanto per qualsiasi cosa scegliamo di fare nella vita.
Abbiamo spesso parlato, in questi articoli, di come trovare la motivazione a fare una cosa che non ci va tanto di fare, come andare in palestra, andare a correre o intraprendere altre attività, da livello dilettantistico fino ad arrivare a quello professionistico.
Da una parte come Sport Coach ho gli strumenti per aiutare le persone a trovare la motivazione, dall'altra parte mi chiedo spesso: ma chi glielo fa fare?O cosa spinge una persona a voler fare proprio quella cosa e non una diversa? Cosa vuole ottenere? Qual è l'obiettivo?
Mi spiego meglio: siamo sicuri che quello che diciamo di voler fare sia quello che vogliamo? O forse viene da condizionamenti di amici, familiari, volontà e sogni di altri che ci troviamo ad inseguire?
L'esempio della foto iniziale spiega per me perfettamente questo concetto: Michael Jordan, il miglior giocatore di basket di tutti i tempi, ma la sua storia sportiva inizia al college, dove pratica football americano e baseball. Viene escluso dalla squadra di basket e gioca per un anno per quella delle riserve. Entro la fine del college si aggiudica la convocazione all'All Star Game delle High School. Vince tutto quello che è possibile vincere e nel 1993, dopo la morte del padre, decide di mollare il basket. Nel 1994 passa al baseball, dice di voler dimostrare di poter primeggiare anche in un'altra disciplina, ma queste decisione è fortemente influenzata dalla morte del padre, che lo avrebbe voluto campione nel baseball come invece lo è stato nel basket. Gioca per un anno e mezzo in Minor League ma i suoi risultati sono sotto le aspettative e nel 1995 dichiara conclusa anche la sua carriera nel baseball. Decide quindi di tornare al basket, dopo 17 mesi di inattività si allena così duramente da tornare ad essere il numero 1 al mondo in meno di un anno. Nel 2003 Michael si ritira definitivamente dalla carriera lasciando un segno indelebile nella storia del basket americano e mondiale. Ti ho fatto un riassunto per farti capire che nonostante Jordan avesse indiscusse doti sportive e potesse giocare con risultati mediocri in Minor League, dove forse alcuni atleti non sono nemmeno mai arrivati, la sua vocazione non era quella, il suo grande dono era il Basket e forse l'impegno e la costanza che riusciva a mettere sul parquet non erano gli stessi che riusciva a mettere in un campo da baseball.
Io credo che non sia un caso che i risultati arrivino solo quando tutto, ogni parte del nostro corpo, della nostra vita e dei nostri sogni stia lavorando quello. Se solo una piccola parte di noi sa che non sta perseguendo quello che davvero vuole, i risultati non arriveranno e la demotivazione prenderà il sopravvento.
Tutto questo per dirti che a qualunque livello tu ti stia allenando, per qualunque disciplina, prendi le domande sopra e prova a chiederti veramente se stai seguendo il tuo sogno e i tuoi obiettivi oppure quelli di altri. La determinazione con cui risponderai a quelle domande, ti darà già un buon metro per capire dove arriverai.
Se ti stai imponendo di andare in palestra, andare a correre o fare altre attività, fatti ugualmente le stesse domande e in merito a questo voglio darti un suggerimento: concentrati sull'obiettivo!!!
Vedila da questo punto di vista, se hai scelto di andare a correre ma non ti piace farlo e ti costa molta fatica, immagino tu lo faccia per ottenere qualcosa, per un obiettivo finale. Ti faccio il mio esempio, io odio correre, da sempre, e la preparazione atletica che facevo prima della stagione pallavolistica in cui si correva tanto era per me durissima. Questa associazione per me è rimasta forte, io corro quando voglio mettermi alla prova, quando il mio obiettivo è allenare la mia forza di volontà, perché è una cosa che non mi piace fare. Però vedi, se io volessi dimagrire o tenermi in forma, secondo te sceglierei la corsa? Ma certo che no, altrimenti sarebbe un complicarmi la vita e andrei con ogni probabilità verso una delusione. Se dovessi tenermi in forma, sceglierei qualcosa che mi diverte, partite di beach volley tra amici, magari andare ad arrampicare o nuotare.
Ci sono infinite strade possibili per tantissimi degli obiettivi che ci poniamo, è importante scegliere quella che va di pari passo con le nostre aspirazioni, volontà, capacità e infine ma non meno importante, con i nostri sogni. Questo vale davvero per ogni ambito, e ovviamente più sale il livello e più importante e ambizioso il nostro sogno, più le possibilità e le strade diminuiscono e il percorso diventa un pò più "obbligato", ma se è quello che ti piace fare la strada che per altri rappresenta una montagna invalicabile, per te sarà semplicemente un sentiero in salita.
Scegli ciò che ti fa sentire bene e preparati ad assaporare i risultati!
Nel mio ultimo articolo ti ho promesso che ti avrei raccontato perché nel lavoro di sport coaching uno degli elementi fondamentali per migliorare le prestazioni è visualizzare.
Ciao a tutti sono Danilo, con questo mio primo articolo del blog vi parlerò di come i grandi campioni utilizzano (consciamente o inconsciamente) tecniche di Mental Coaching per raggiungere grandi e grandissimi risultati.
Come promesso nell’articolo precedente, sono ad illustrarvi un’applicazione concreta di come il mental coaching e l’anticipazione mentale del successo possono farti sfruttare al massimo un calcio di punizione.
Mi rendo conto che il titolo sia molto forte, ma grazie al mental coaching, sto diventando un attento osservatore delle dinamiche della nostra mente e credo fortemente che nella maggior parte dei casi sia davvero così: FATICA FISICA = BULLSHIT!
Se dovessi pensare ad una delle attività più comuni che gli sportivi fanno il giorno dopo la gara, probabilmente direi “comprare la Gazzetta dello Sport” (o qualunque altro giornale che parli della loro prestazione del giorno prima) oppure guardare i commenti su internet! :-)
Lo so, me ne rendo conto... il titolo di questo articolo potrebbe apparire strano... e la domanda è strana... e cosa c’entrano il mental training e la concentrazione con queste “linee del tempo” (chissà che roba è!!!)? Forse che lo sport coach debba fare il metereologo???? :-) No no frena un secondo, lascia che ti spieghi meglio :-)
Ciao a tutti, proseguiamo la condivisione di argomenti specifici del Mental Training affrontando una situazione che, per esperienza diretta, ho trovato essere comune alla maggior parte degli sportivi.