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Martedì, 31 Gen 2012
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Come stavamo dicendo nelle prime righe, è dalla “panchina” che deve partire il primo imput verso un atteggiamento vincente e determinato alla conquista del risultato. Allenatore, assistenti, dirigente, accompagnatore, massaggiatore....ecc ecc, sono determinanti col loro atteggiamento sulla condizione mentale dei giocatori. Leggi tutto |
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Lunedì, 23 Gen 2012
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Lunedì, 16 Gen 2012
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Lunedì, 09 Gen 2012
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Lunedì, 02 Gen 2012
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| Lavorare con la mente: la CONCENTRAZIONE |
| Martedì 06 Aprile 2010 |
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Mi rivolgo in particolare agli atleti ma anche a tutti coloro che almeno una volta hanno detto o sentito dire “oggi quel giocatore non c’è con la testa, è distratto, non è concentrato” e vi rivolgo le domande che spesso mi sono posta io: “Cosa significa non c’è con la testa? Da cosa si deduce questo? E soprattutto, come si fa a rimanere li con la testa?”. Sto volutamente usando un gergo molto comune in ambito sportivo che credo sia riconducibile a diversi aspetti, tra i quali, la concentrazione. Nello sport la concentrazione è un fattore molto importante in quanto permette all’atleta di richiamare ed utilizzare tutte le risorse di cui dispone per ottenere performance di alto livello. Da questo punto di vista, ogni sport è diverso dagli altri, per durata, per condizioni esterne, per intensità e altro ed è quindi ragionevole pensare che la concentrazione debba essere allenata in modo diverso, dal pre-gara fino al termine della prestazione. La concentrazione è la capacità di fissare l’attenzione su un dato specifico, è la capacità di selezionare gli stimoli e mettere in atto risposte appropriate. Questo significa che un atleta concentrato sarà in grado di leggere le situazioni che si presentano in minor tempo e sarà più facilmente in grado di produrre risposte ottimali. Ma allora cosa succede nelle “giornate no”? Succede che la mente non allenata a mantenere la concentrazione può essere più facilmente distratta da quanto succede intorno piuttosto che essere focalizzata su quanto è utile alla prestazione. Allora il pubblico, la musica o rumori, le condizione atmosferiche, la temperatura, l’attrezzatura che si utilizza, l’illuminazione, il campo e tutta una serie quasi infinita di fattori diventano “rivali” e assumono quasi più importanza dell’avversario. Inoltre molti di questi fattori diventano poi una scusa per giustificare prestazioni scadenti. Non è corretto negare l’esistenza di fattori esterni o condizioni non ottimali, che esistono in ogni sport e si presentano ogni volta in misura maggiore o minore, ma questi fattori possono diventare “alleati” invece che rivali e giocare per noi. Allora occorre allenare la mente a selezionare quello che ci è utile ed eliminare o ridurre al minimo quello che non ci è utile. Quando il processo per direzionare l’attenzione diventa molto rapido, non c’è bisogno e non è nemmeno sempre necessario mantenere alti livelli di concentrazione per lungo tempo, la mente imparerà a riconoscere i momenti in cui è indispensabile essere super focalizzati ed entrerà velocemente in quello stato. Facciamo un esempio pratico preso dalla pallavolo: Immaginiamo che il “centrale” sia in attesa di spostarsi a muro (il giocatore centrale deve murare su tutta la rete e quindi deve essere in grado di scegliere rapidamente dove spostarsi per non arrivare in ritardo sull’attacco). Su cosa deve concentrarsi per rendere il più rapida possibile la scelta? Evidentemente non sul pubblico, né sulle luci e tantomeno sulle sue compagne di squadra. Poniamo che per decidere il centrale abbia bisogno di leggere velocemente cosa fa il palleggiatore avversario. Allora l’esercizio che consiglio di fare è questo:
BUON LAVORO! Ricordate che, così come gli aspetti tecnici e atletici, anche gli aspetti mentali si possono migliorare in modo considerevole. Per fare questo l’unico requisito indispensabile è la costanza nell’allenamento. Il lavoro del Coach è quello di affiancare e monitorare le fasi dell’allenamento mentale fino a quando non si consolidano processi automatici.
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Lunedì, 07 Giu 2010
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Lunedì, 10 Mag 2010
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Lunedì, 12 Apr 2010
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Lunedì, 28 Giu 2010
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Martedì, 31 Ago 2010
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Martedì, 19 Ott 2010
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Una veloce premessa: non parlerò né di tecnica né di tattica, tu allenatore sei sicuramente molto più preparato di me. |
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Martedì, 16 Nov 2010
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Lunedì, 17 Mag 2010
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Lunedì, 19 Apr 2010
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Lunedì, 12 Set 2011
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Sport News
15.01.12 - Doppietta azzurra nello snowboard
18.12.11 - Blardone torna Gigante sulla Gran Risa
18.12.11 - Combinata nordica: tre podi in tre giorni per Pittin
20.11.11 - Volley femminile, azzurre in cima al mondo
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Quanto incide lo staff sulla crisi di risultati di una squadra? Tanto!!! E' per questo che un buon allenatore deve sapersi comportare anche da Sport Coach. Qualche mese fa è uscito un
Ultimamente mi trovo spesso a riflettere su quante cose facciano in effetti la differenza e quanto possa essere efficace l'allenamento mentale per identificarle. Evidentemente non sto parlando solo di sport ma di ogni aspetto della vita di tutti giorni, del lavoro, degli hobby e dei nostri interessi in generale.
Prima di parlarti dell’argomento di Mental Coaching di cui mi voglio occupare oggi, voglio che guardi questo video; se lo hai già visto, come è capitato a me qualche decina di volte, credo che possa sempre essere di ispirazione, e se invece non lo hai ancora visto, allora ti consiglio di noleggiare il film appena puoi!
Qualche giorno fa stavo leggendo la trascrizione di un’intervista molto interessante fatta a Claudio Ranieri (l’attuale allenatore dell’Inter) su Inter Channel. Durante un passaggio in cui ha fatto riferimento ai risultati di Mourinho, l’allenatore nero azzurro si è soffermato sulla figura del Mental Coach all’interno dello staff.
Prima di tutto voglio farti i miei più sentiti auguri da parte mia e da tutto il team Ekis Sport Coaching per un 2012 pieno di emozioni e poi raccontarti una breve storia per introdurre una riflessione di inizio anno: competere o collaborare?
Devo dire che questo argomento mi è sempre stato particolarmente a cuore, soprattutto nel periodo più intenso di attività agonistica.
Ciao, eccomi di nuovo qui a parlare di mental coaching applicato al calcio.
Nel mio
Lavorando in ambito golfistico so che la capacità di visualizzare per chi gioca a golf (ma vale anche per gli altri sport) è di grande importanza!
Come promesso nell’
Ciao a tutti sono Danilo, con questo mio primo articolo del blog vi parlerò di come i grandi campioni utilizzano (consciamente o inconsciamente) tecniche di Mental Coaching per raggiungere grandi e grandissimi risultati.
Oggi mi rivolgo agli allenatori, che spesso svolgono anche il ruolo di Sport Coach.
Se dovessi pensare ad una delle attività più comuni che gli sportivi fanno il giorno dopo la gara, probabilmente direi “comprare la Gazzetta dello Sport” (o qualunque altro giornale che parli della loro prestazione del giorno prima) oppure guardare i commenti su internet! :-)
Ciao a tutti, proseguiamo la condivisione di argomenti specifici del Mental Training affrontando una situazione che, per esperienza diretta, ho trovato essere comune alla maggior parte degli sportivi.
Ecco una delle arti in cui moltissimi atleti, dirigenti e società con cui ho lavorato come mental coach sono maestri: la “scusite” ossia l’arte di trovare delle scuse per non aver fatto le cose oppure per non aver ottenuto la performance che desideravano.
Mi rendo conto che il titolo sia molto forte, ma grazie al mental coaching, sto diventando un attento osservatore delle dinamiche della nostra mente e credo fortemente che nella maggior parte dei casi sia davvero così: FATICA FISICA = 



