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Martedì, 31 Gen 2012

Il Mental Coaching per credere che l'impossibile diventi fattibileQuanto incide lo staff sulla crisi di risultati di una squadra? Tanto!!! E' per questo che un buon allenatore deve sapersi comportare anche da Sport Coach. Qualche mese fa è uscito un articolo di un nostro Super Coach, “Giuse” Montanari, che parlava proprio dell'importanza di questa doppia figura. Nel caso specifico veniva trattata la costruzione di un ambiente motivante.

Come stavamo dicendo nelle prime righe, è dalla “panchina” che deve partire il primo imput verso un atteggiamento vincente e determinato alla conquista del risultato. Allenatore, assistenti, dirigente, accompagnatore, massaggiatore....ecc ecc, sono determinanti col loro atteggiamento sulla condizione mentale dei giocatori.

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2012
Gennaio
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Lunedì, 23 Gen 2012

Allenamento mentale del dettaglioUltimamente mi trovo spesso a riflettere su quante cose facciano in effetti la differenza e quanto possa essere efficace l'allenamento mentale per identificarle. Evidentemente non sto parlando solo di sport ma di ogni aspetto della vita di tutti giorni, del lavoro, degli hobby e dei nostri interessi in generale.

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2012
Gennaio
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Lunedì, 16 Gen 2012

Il Mental Coaching per rimanere fedeli e alimentare i propri sogniPrima di parlarti dell’argomento di Mental Coaching di cui mi voglio occupare oggi, voglio che guardi questo video; se lo hai già visto, come è capitato a me qualche decina di volte, credo che possa sempre essere di ispirazione, e se invece non lo hai ancora visto, allora ti consiglio di noleggiare il film appena puoi!

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2012
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Lunedì, 09 Gen 2012

Claudio Ranieri parla del Mental CoachQualche giorno fa stavo leggendo la trascrizione di un’intervista molto interessante fatta a Claudio Ranieri (l’attuale allenatore dell’Inter) su Inter Channel. Durante un passaggio in cui ha fatto riferimento ai risultati di Mourinho, l’allenatore nero azzurro si è soffermato sulla figura del Mental Coach all’interno dello staff.

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2012
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Lunedì, 02 Gen 2012

Come creare prestazioni importanti grazie allo Sport CoachingPrima di tutto voglio farti i miei più sentiti auguri da parte mia e da tutto il team Ekis Sport Coaching per un 2012 pieno di emozioni e poi raccontarti una breve storia per introdurre una riflessione di inizio anno: competere o collaborare?

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Lavorare con la mente: la CONCENTRAZIONE
Martedì 06 Aprile 2010

Devo dire che questo argomento mi è sempre stato particolarmente a cuore, soprattutto nel periodo più intenso di attività agonistica.

Mi rivolgo in particolare agli atleti ma anche a tutti coloro che almeno una volta hanno detto o sentito dire “oggi quel giocatore non c’è con la testa, è distratto, non è concentrato” e vi rivolgo le domande che spesso mi sono posta io: “Cosa significa non c’è con la testa? Da cosa si deduce questo? E soprattutto, come si fa a rimanere li con la testa?”.

Sto volutamente usando un gergo molto comune in ambito sportivo che credo sia riconducibile a diversi aspetti, tra i quali, la concentrazione.

Nello sport la concentrazione è un fattore molto importante in quanto permette all’atleta di richiamare ed utilizzare tutte le risorse di cui dispone per ottenere performance di alto livello.

Da questo punto di vista, ogni sport è diverso dagli altri, per durata, per condizioni esterne, per intensità e altro ed è quindi ragionevole pensare che la concentrazione debba essere allenata in modo diverso, dal pre-gara fino al termine della prestazione.

La concentrazione è la capacità di fissare l’attenzione su un dato specifico, è la capacità di selezionare gli stimoli e mettere in atto risposte appropriate.

Questo significa che un atleta concentrato sarà in grado di leggere le situazioni che si presentano in minor tempo e sarà più facilmente in grado di produrre risposte ottimali.

Ma allora cosa succede nelle “giornate no”?

Succede che la mente non allenata a mantenere la concentrazione può essere più facilmente distratta da quanto succede intorno piuttosto che essere focalizzata su quanto è utile alla prestazione.

Allora il pubblico, la musica o rumori, le condizione atmosferiche, la temperatura, l’attrezzatura che si utilizza, l’illuminazione, il campo e tutta una serie quasi infinita di fattori diventano “rivali” e assumono quasi più importanza dell’avversario.

Inoltre molti di questi fattori diventano poi una scusa per giustificare prestazioni scadenti.

Non è corretto negare l’esistenza di fattori esterni o condizioni non ottimali, che esistono in ogni sport e si presentano ogni volta in misura maggiore o minore, ma questi fattori possono diventare “alleati” invece che rivali e giocare per noi.

Allora occorre allenare la mente a selezionare quello che ci è utile ed eliminare o ridurre al minimo quello che non ci è utile.

Quando il processo per direzionare l’attenzione diventa molto rapido, non c’è bisogno e non è nemmeno sempre necessario mantenere alti livelli di concentrazione per lungo tempo, la mente imparerà a riconoscere i momenti in cui è indispensabile essere super focalizzati ed entrerà velocemente in quello stato.

Facciamo un esempio pratico preso dalla pallavolo:

Immaginiamo che il “centrale” sia in attesa di spostarsi a muro (il giocatore centrale deve murare su tutta la rete e quindi deve essere in grado di scegliere rapidamente dove spostarsi per non arrivare in ritardo sull’attacco). Su cosa deve concentrarsi per rendere il più rapida possibile la scelta? Evidentemente non sul pubblico, né sulle luci e tantomeno sulle sue compagne di squadra. Poniamo che per decidere il centrale abbia bisogno di leggere velocemente cosa fa il palleggiatore avversario. Allora l’esercizio che consiglio di fare è questo:

  • Da una attenzione diffusa, passiamo gradualmente ad una attenzione selettiva
  • Ad ogni step facciamo uno zoom su un dettaglio sempre più piccolo
  • Al primo step vediamo il pubblico, il campo, tutte le giocatrici, l’arbitro, ecc.
  • Al secondo step vediamo solo il campo e tutto quello che è all’interno
  • Al terzo restringeremo ancora lo zoom sul palleggiatore escludendo il resto
  • Poi ancora del palleggiatore ci concentriamo sulla parte alta del corpo, busto e braccia
  • A questo punto, osserviamo questo ultimo zoom e cerchiamo di cogliere tutti i dettagli possibili (posizione delle braccia, inclinazione del busto, posizione delle mani rispetto alla testa, ecc.
  • In questa prima fase di esercizio è importante abituarsi a cogliere anche dettagli che non ci saranno del tutto utili, serve per allenare la mente a riconoscere velocemente i micro cambiamenti
  • Poi ci si concentrerà solo su quelli che ci sono utili ad interpretare quello che succede
  • Questo esercizio va ripetuto più volte, passando dalla visione globale della scena e scendendo attraverso i vari zoom, cercando di scorgere ogni volta nuovi dettagli. Ogni volta che ripetiamo questo processo, la mente diventa più veloce a farlo fino a rendere automatico il passaggio diretto tra la visione d’insieme e il micro dettaglio del palleggiatore.

BUON LAVORO!

Ricordate che, così come gli aspetti tecnici e atletici, anche gli aspetti mentali si possono migliorare in modo considerevole. Per fare questo l’unico requisito indispensabile è la costanza nell’allenamento. Il lavoro del Coach è quello di affiancare e monitorare le fasi dell’allenamento mentale fino a quando non si consolidano processi automatici.

Di Sara Gatti

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