Una delle esperienze più significative nella mia attività di mental coach, che ho il piacere di condividere, è la storia di Antanas Kavaliauskas, un giocatore lituano di 207 cm cresciuto cestisticamente in USA.
Nell’anno sportivo 2010-2011 ricoprivo, nella squadra in cui militava, inizialmente il ruolo di preparatore fisico e, in un secondo momento, quello di mental team coach.
AK, come viene chiamato, arrivava con un pedigree di altissimo livello, anche se era reduce da un anno travagliato, complice una operazione dopo la rottura del legamento crociato anteriore.
Oggi vorrei far cadere la tua a attenzione sull'importanza che ha la percezione, sotto diverse aspetti, in ogni sport e come si possa allenare e migliorare attraverso sessioni di Sport Coaching.
Buongiorno! Ci siamo lasciati personalmente lo scorso marzo con un grande risultato sportivo di Davide, in quell’occasione ti ho accennato alcuni segreti del suo allenamento mentale.
Tra qualche ora mi vedrò con un giocatore professionista di volley che ho seguito come sport coach durante quest’ultima stagione che è terminata ufficialmente ieri.
Si esatto. In quest’articolo sull’allenamento mentale parlo di un Mental Coach che ha perso. Molto spesso avrai letto di vittorie strepitose grazie al Mental Coaching. Di ostacoli superati e di obiettivi raggiunti. Oggi però voglio parlarti di sconfitte. Di quelle che bruciano. Di quelle che ti fanno stare sveglio la notte a ripensarci. E di lettere.
Qualche giorno fa stavo leggendo la trascrizione di un’intervista molto interessante fatta a Claudio Ranieri (l’attuale allenatore dell’Inter) su Inter Channel. Durante un passaggio in cui ha fatto riferimento ai risultati di Mourinho, l’allenatore nero azzurro si è soffermato sulla figura del Mental Coach all’interno dello staff.
Dice Ranieri: “A mio parere, noi in Italia siamo ancora un pochino indietro su questo ruolo e su questo argomento, ovvero la psicologia del calcio, anche perché molte persone vogliono solo farsi pubblicità attraverso lo sport più popolare”. Condivido!
Poi continua: “Nella realtà è l’allenatore che fa un po’ tutto questo” ed è questo motivo di stima nei confronti di Mourinho. “Lui riusciva a entrare nella mente di tutti i giocatori”, afferma il tecnico, “Io non ho mai sentito uno di loro parlare male di lui, significa che lui era bravo negli undici, ma anche nei trenta della rosa e la nostra forza deve essere questa: cercare di coinvolgere e far sentire importanti tutti perché il giocatore riconosce una persona, se c’è il mental coach non riconosce l’allenatore o viceversa”.
Prendo un pezzo alla volta: “Nella realtà è l’allenatore che fa un po’ tutto questo”. Sì, se la realtà in questione è il Real Panocchia (come si commentava vicino al mio paese natio :-) ). È come se dicessimo che nella realtà è l’allenatore che fa la preparazione fisica. È evidente che ne deve capire i meccanismi, ma poi nello staff ha un professionista che, in accordo e in sinergia con lui e con gli obiettivi della società, si occupa di questa parte della prestazione (ovviamente parlo di squadre professionistiche che possono permettersi diverse figure).
“… e la nostra forza deve essere questa: cercare di coinvolgere e far sentire importanti tutti”. Super d’accordo e ottima idea! Non semplice da attuare, ma ottimo obiettivo.
Dico che non è semplice perché lavorando con allenatori e team ho visto spesso che il “coinvolgere e far sentire importanti tutti” viene perseguito cercando di non scontentare nessuno: ad esempio non dicendo le cose come stanno per evitare di creare malumori, buttando un po’ di fumo negli occhi per fare bella figura oppure facendo illudere l’atleta con la speranza del “abbi pazienza, se continui così vedrai che si creeranno le circostanze giuste e un domani…”
“… perché il giocatore riconosce una persona, se c’è il mental coach non riconosce l’allenatore o viceversa!”. Purtroppo ancora molti allenatori hanno questa convinzione… e mi permetto di dissentire e dire che è invece estremamente lontana dalla mia realtà.
Il mental coach (per come lo concepisco e per come mi comporto) deve essere un braccio armato dell’allenatore. È il professionista dell’allenamento mentale. Così come il preparatore atletico (riutilizzando l’esempio di prima) si occupa della performance fisica degli atleti, il mental coach lavora a diversi livelli sugli aspetti mentali, comunicativi, di gestione dello stress, di lavoro efficace di squadra, ecc.
A “diversi livelli” significa che possiamo lavorare con la società, con lo staff, con l’allenatore e con gli atleti: con uno solo, più di uno o con tutti questi protagonisti del team!
Con gli allenatori con cui ho lavorato, la leadership non è mai stata messa in discussione e i ruoli di tutti sono sempre stati estremamente chiari a tutti (o li sono diventati dopo il nostro intervento).
Forse è la parola “motivatore” (con cui spesso veniamo etichettati) che crea qualche incomprensione… in questo caso sì, sono d’accordo con Ranieri, è compito dell’allenatore motivare i propri giocatori.
E infatti il mental coach (sempre come lo intendo io) non è un motivatore! Per intenderci non fa discorsi alla Al Pacino in Ogni Maledetta Domenica (quelli li lascia appunto all’allenatore… che, attenzione, deve essere capace di farli!).
Ho ascoltato con le mie orecchie discorsi che volevano essere “motivazionali” e che hanno fatto accapponare la pelle ai presenti, autogol clamorosi in 3 minuti di parole che hanno fatto cadere le p@££e ai presenti… scusa, ma così come un bravo allenatore prepara minuziosamente la partita tatticamente e tecnicamente, non capisco perché improvvisi invece un aspetto così importante come quello mentale (soprattutto nel pre-gara).
Adesso ne scrivo una forte: per quanto riguarda l’aspetto mentale e motivazionale, l’allenatore ha il primo grande compito di “non fare danni” (come direbbe il mio amico Roby ;-))! Se solo riuscisse a raggiungere questo obiettivo sarebbe un grande successo!
Le parole sono importanti!!! E anche come le diciamo!
Allargando il discorso mi fanno ridere quelle persone (di solito fanno parte della dirigenza) che, nel 2012, ancora dichiarano "non crediamo in questa figura”… e poi li vedi gestire magistralmente il team congelando gli stipendi, togliendo le giornate di riposo già programmate, oppure dichiarando alla stampa delle informazioni prima di informare i diretti interessati (per citarne alcune a cui ho assistito). Non è questione di credere o meno in una figura, è rendersi conto che la parte mentale condiziona la prestazione… e non si inventa, ci si deve preparare!
Ranieri conclude, sorridendo, con una battuta: “Forse quello che ci vorrebbe è un mental coach per l’allenatore…” Claudio, quando vuoi, qui trovi la
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;-)
Scherzi a parte, se sei un allenatore o un dirigente, informati e formati anche su questi aspetti di fondamentale importanza. In pochi nascono con queste capacità innate, imparale!
Ancora tanti auguri per un fantastico 2012 e ti lascio con un piccolo spezzone di questo cult movie… per ripartire con l’umore giusto :-)
finalmente...un chiarimento come si deve su questa figura tanto bistrattata...Alle mi trovi d'accordo su tutto...purtroppo non è facile far capire agli allenatori che non sei li per togliere loro la leadership, ma casomai per aiutarlo ad accrescerla...in quanto ai dirigenti che dicono che non "credono in questa figura"..beh...stendiamo un velo pietoso...ho potuto constatare di persona lavorando con una squadra di calcio...di quanta "ignoranza" (purtroppo) c'è ancora in questi ambienti..ignoranza intesa come ignorare dell'esistenza di una figura che si occupi di allenare quello che è l'elemento più importante di una performance...A luglio sono stato in giro a vedere alcuni ritiri di squadre di calcio di serie A e B e, a parte la Roma (prima squadra ad avere il mental coach tale Toni Llorente fortissimamente voluto da Luis Enrique),le altre squadre hanno staff numerosissimi composti da 10-15 figure (tra allenatori vari, massaggiatori, omeopati, osteopati, medici, recupero infortunati ecc...) per carità utili alla causa...ma non esiste un "cristiano" che si occupi di allenare la mente del giocatore...sigh.....che tristezza....speriamo che le cose possano cambiare, ma si dice da tempo...troppo...
un abbraccio Alle e mi associo a quanto detto da Alessandro Dattilo...Alle il n.1 in Italia!!!!
|09-01-2012 12:51:11
Beppe
- Ostinazione, rigidità o ... flessibilità?
Caro Alle, mi servi un piatto nuziale con l'argenteria regale :-).
Il caro e buon Ranieri, stimatissimo allenatore dimostra nella circostanza di mantenere una rigidità che appare anche dalla sua fisiologia sempre tutta d'un pezzo e di quello stile angol sassone che poco si addice con il cambiamento ...
Lui in questo momento vince e quindi evidentemente si fa forte del suo modo e metodo, del resto come puoi dargli torto in un mondo dove le apparenze ed i risultati contano più di qualunque altra cosa?
Le sue convinzioni piano piano cambieranno quando si renderà conto che se il "quinto elemento" (la testa) non è collegato con gli altri quattro (tecnica - tattica - preparazione fisico/atletica e doti morali), i Mister potranno solo fare dei danni ...
D'altra parte di Mourinho, non a caso, si dice "special one" e Ranieri è ancora sul ponte che collega il passato con il futuro e molto imbrigliato ancora nelle corde legate agli ormeggi!!!
Ancora una volta bravo Alle!
Anche qui, come in mille altre situazioni, è questione di avere gli strumenti per cambiare credenze depotenzianti e dannose.
Ad ognuno il suo mestiere dunque!
In qualsiasi ambito, sportivo, life e business, è la paura di perdere un ruolo codificato che ormai ha fatto il suo tempo, ammesso che mai ne abbia avuto uno, che ferma la crescita, il divertimento e il cambiamento.
Grazie Alle
Claudia
|10-01-2012 18:55:08
cessione del quinto
- allenatore psicologo
Ha raggione Ranieri,un allenatore deve metersi nella mente dei giocatori,deve essere un psicologo e oltre a questo deve essere un vero motivadore se vuole avere dei ottimi risultati e deve ricordarsi sempre che il calcio è un gioco di squadra e di anteporre gli interesi collettivi a quelli personali.Ottimo post.Daniel
Ciao Alessandro...mi chiamo Diego e condivido le tue origini(sono di salsomaggiore)...
Mi sono appena iscritto al MIC 2012 di EKIS e sono proprio all'inizio del mio percorso per questo leggo tanto e mi faccio un sacco di domande a molte delle quali ancora non riesco a dare risposta chiara...
Leggendo il tuo articolo ho riflettuto sul fatto del farsi pubblicità attraverso il mondo del calcio...
mi domando:
ma è cosi sbagliato?ok si i coach guadagnano facendo coaching ovvio,ma il serivizio che offrono è talmente produttivo che i primi a trarne beneficio sarebbero proprio i clienti
allenatori e calciatori...
Il calcio come tutti sanno offre un bacino d'utenza che si estende per tutta la nazione...pubblicizzare la figura professionale del coach attraverso i RISULTATI in questo sport sarebbe forse il modo
più veloce per divulgarne ed estenderne la conoscenza al grande pubblico...
Parlo ora per la mia esperienza personale e dico che se vado in giro a parlare di coach e coaching la maggior parte della gente
mi chiede "cos'è il coach?" alcuni pensano si tratti dell'allenatore delle scuadre di football americano...altri credono
si tratti di una sorta di moderno psicologo che cura con tecniche innovative le "malattie mentali" delle persone...
e allora mi chiedo ancora:
se le persone non sanno cosa sia il coach e che servizi offre come possono usufruirne e trarne benefici?
Pubblicizare il movimento sarebbe utile a tutti,ai coach per primi che troverebbero maggiori possibilità di guadagno,specialmente quelli più "piccoli" che magari offrono i loro servizi solo su una porzione ristretta di territorio e al pubblico,persone semplici,lavoratori di ogni fascia o atleti che siano...
Il calcio è un'ottimo veicolo per farlo...
Ovviamente poi sta all'intelligenza e all'onesta delle singole persone
far si che si rimanga su un binario di correttezza e di reale utilità...
Gli imbroglioni e i disonesti sono sempre presenti in ogni contesto ma non può questo essere un deterrente al progresso...
Ranieri dice che in Italia siamo indietro...e io dico:APPROFITTIAMONE!!!
Trasformiamo la lacuna in OPPORTUNITA'!!!
A me il suo sempra un grido di allarme in piena regola del tipo "gente aggiorniamoci!!!"
Questa ovviamente è solo la mia opinione ancora inesperta e sognatrice,per questo chiedo il tuo parere...
In attesa di incontrarti e conoscerti ai corsi ti ringrazio e ti auguro buon anno...
DIEGO
Grazie mille a tutti per i commenti e i complimenti :-)
X Diego nello specifico che ha chiesto il mio parare: yes, non c'è nulla di male nell'utilizzare la popolarità del calcio per aumentare la popolarità del mental coaching... Proprio la scorsa settimana ero in vacanza con un ragazzo tifoso della Roma che conosceva il mio lavoro grazie alla figura di Llorente (mental coach della Roma).
Sicuramente se uno è un bravo professionista, lavora bene ed entra nel calcio ai massimi livelli può solo che portare beneficio al nostro mondo!
Nel mio ultimo articolo ti ho promesso che ti avrei raccontato perché nel lavoro di sport coaching uno degli elementi fondamentali per migliorare le prestazioni è visualizzare.
Ciao a tutti sono Danilo, con questo mio primo articolo del blog vi parlerò di come i grandi campioni utilizzano (consciamente o inconsciamente) tecniche di Mental Coaching per raggiungere grandi e grandissimi risultati.
Come promesso nell’articolo precedente, sono ad illustrarvi un’applicazione concreta di come il mental coaching e l’anticipazione mentale del successo possono farti sfruttare al massimo un calcio di punizione.
Mi rendo conto che il titolo sia molto forte, ma grazie al mental coaching, sto diventando un attento osservatore delle dinamiche della nostra mente e credo fortemente che nella maggior parte dei casi sia davvero così: FATICA FISICA = BULLSHIT!
Se dovessi pensare ad una delle attività più comuni che gli sportivi fanno il giorno dopo la gara, probabilmente direi “comprare la Gazzetta dello Sport” (o qualunque altro giornale che parli della loro prestazione del giorno prima) oppure guardare i commenti su internet! :-)
Lo so, me ne rendo conto... il titolo di questo articolo potrebbe apparire strano... e la domanda è strana... e cosa c’entrano il mental training e la concentrazione con queste “linee del tempo” (chissà che roba è!!!)? Forse che lo sport coach debba fare il metereologo???? :-) No no frena un secondo, lascia che ti spieghi meglio :-)
Ciao a tutti, proseguiamo la condivisione di argomenti specifici del Mental Training affrontando una situazione che, per esperienza diretta, ho trovato essere comune alla maggior parte degli sportivi.