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Martedì, 31 Gen 2012
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Come stavamo dicendo nelle prime righe, è dalla “panchina” che deve partire il primo imput verso un atteggiamento vincente e determinato alla conquista del risultato. Allenatore, assistenti, dirigente, accompagnatore, massaggiatore....ecc ecc, sono determinanti col loro atteggiamento sulla condizione mentale dei giocatori. Leggi tutto |
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Lunedì, 23 Gen 2012
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Lunedì, 16 Gen 2012
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Lunedì, 09 Gen 2012
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Lunedì, 02 Gen 2012
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| Security Coaching: Peak Performance nella Sicurezza Personale |
| Venerdì 13 Agosto 2010 |
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Da più di dieci anni mi occupo di insegnare alle persone a difendersi in situazioni critiche con una attenzione particolare all’allenamento mentale. Insegno quella che viene generalmente identificata come difesa personale. Io preferisco chiamarla Sicurezza Personale, innanzitutto perché così ha una connotazione più positiva e proattiva e soprattutto per il fatto che ciò che viene normalmente identificato come autodifesa (le tecniche) è solo una parte, benché ovviamente essenziale, del mio sistema di sicurezza personale. Ho studiato la PNL (Programmazione Neuro Linguistica, la disciplina che studia l’eccellenza) e le tecniche di coaching e le ho progressivamente introdotte nei corsi. Ho studiato, alla luce di queste conoscenze, i modelli di eccellenza di persone particolarmente sicure e capaci di difendersi, anche in contesti ad alto livello di violenza, come i conflitti armati. Ho confrontato le storie di persone che sono sopravvissute ad aggressioni, a guerre e a prigionia e ne ho estratto le strategie. Ho scoperto un principio che sta alla base del potenziale di autodifesa di ogni persona: “Le persone sono disposte a difendere solo ciò che reputano degno di essere difeso”. E questo vale anche e soprattutto per se stessi. Su questo punto ottengo grandi cambiamenti lavorando sulle credenze e sull’identità. L’attitudine a difendersi, e anche ad adottare comportamenti di sicurezza, vale a dire che ci portano lontano dai conflitti, è direttamente legata all’autostima, all’immagine di sé e ovviamente allo stato d’animo in cui ci si trova (in coaching definito State). Per contro esiste una disciplina che si chiama vittimologia, una branca della criminologia, che studia il comportamento delle vittime. Da quanto emerge da queste ricerche possiamo estrarre le strategie disfunzionali. E scoprire una relazione diretta tra fisiologia e propensione a subire una aggressione. E’ quello che viene identificato come profilo vittimogeno delle persone e viene “letto” molto precisamente da parte del “predatore” che lo utilizza nella scelta della propria vittima. Sulla base di queste e di molte altre considerazioni ho progressivamente creato l’idea di Security Coaching. In questo modo utilizzo la PNL per allenare la mente ad essere pronta nelle varie fasi di una potenziale aggressione:
Nel Security Coaching utilizzo in buona parte gli stessi strumenti dello Sport Coahing, anche se è importante tenere in considerazione alcune importanti differenze tra uno sportivo e una persona che subisce un’aggressione:
Per questo è molto importante trovare degli ancoraggi forti che siano presenti e riproducibili in una situazione di cui si conosce poco o nulla. Durante gli allenamenti insegno ai miei allievi a portare lo sguardo alla gola dell’avversario, mantenendolo il più sfocato e allargato possibile. Questo tipo di visione consente di avere tutta la sagoma all’interno del proprio campo visivo e di percepire in anticipo i micromovimenti che anticipano i colpi che stanno per arrivare. Consente inoltre di evitare il gioco di sguardi che causerebbe il fissare negli occhi l’avversario, di spersonalizzare l’aggressore e di avere una maggior visione dell’ambiente. E anche di focalizzare un punto sensibile che sarà possibile bersaglio dei nostri colpi. Ovviamente è un tipo di visione inusuale nella quotidianità e tipico della pratica delle tecniche. Ecco quindi che ne posso fare un’ancora molto efficace. In allenamento gli allievi utilizzano questa visione nei momenti di massima prestazione, capacità e sensazione di sicurezza. Lo utilizzano via via in situazioni di stress indotto sempre maggiore e si abituano a percepire lo spostare lo sguardo di qualche grado in basso come un interruttore per accedere allo State. E’ uno stimolo visivo e cinestetico allo stesso tempo. Alcuni allievi aggiungono in contemporanea anche uno stimolo uditivo abituandosi a ripetere nella propria mente una parola chiave nell’istante stesso in cui spostano lo sguardo (ed esempio “pronto” o “combat” o quella che preferiscono). In questo modo anche nella situazione più inaspettata e critica, quando si troveranno istintivamente a portare lo sguardo alla gola dell’avversario, sentiranno dentro di sé la parola chiave e accederanno a tutte le risorse create in allenamento, trovandosi nello stato in cui esprimere al massimo le proprie potenzialità. Bello vero? E ti dirò di più. Gli allievi dei nostri corsi, abituandosi ad affrontare in questa maniera, e con molto realismo ed immedesimazione, situazioni ad alta criticità, stanno in realtà programmando la propria mente inconscia ad affrontare così le piccole e grandi sfide della vita. Fortunatamente una percentuale minima di loro si troverà a dover gestire un’aggressione armata, ma molti si troveranno ad affrontare una sfida della vita. Una difficoltà economica o di carriera, un lutto, una malattia, una crisi sentimentale. E molti allievi e allieve mi hanno detto “Sai quando mi sono trovato nella massima difficoltà mi sono tornati in mente gli allenamenti e quello che ci hai insegnato, ho modificato la visione, ho sentito la parola e… ho sentito una forza incredibile dentro di me. E ho affrontato la situazione da vincitore.” Questa per me è la parte più importante e gratificante del mio lavoro, del Security Coaching. Nei prossimi articoli affronteremo vari aspetti più specifici, come ad esempio, “come faccio ad essere più coraggiosa/o?” Grazie per aver letto questo articolo e buona giornata!
Commenti (6)
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Lunedì, 10 Mag 2010
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Lunedì, 12 Apr 2010
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Lunedì, 28 Giu 2010
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Martedì, 31 Ago 2010
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Martedì, 19 Ott 2010
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Una veloce premessa: non parlerò né di tecnica né di tattica, tu allenatore sei sicuramente molto più preparato di me. |
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Martedì, 16 Nov 2010
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Lunedì, 17 Mag 2010
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Lunedì, 19 Apr 2010
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Lunedì, 12 Set 2011
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Sport News
15.01.12 - Doppietta azzurra nello snowboard
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18.12.11 - Combinata nordica: tre podi in tre giorni per Pittin
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Quanto incide lo staff sulla crisi di risultati di una squadra? Tanto!!! E' per questo che un buon allenatore deve sapersi comportare anche da Sport Coach. Qualche mese fa è uscito un
Ultimamente mi trovo spesso a riflettere su quante cose facciano in effetti la differenza e quanto possa essere efficace l'allenamento mentale per identificarle. Evidentemente non sto parlando solo di sport ma di ogni aspetto della vita di tutti giorni, del lavoro, degli hobby e dei nostri interessi in generale.
Prima di parlarti dell’argomento di Mental Coaching di cui mi voglio occupare oggi, voglio che guardi questo video; se lo hai già visto, come è capitato a me qualche decina di volte, credo che possa sempre essere di ispirazione, e se invece non lo hai ancora visto, allora ti consiglio di noleggiare il film appena puoi!
Qualche giorno fa stavo leggendo la trascrizione di un’intervista molto interessante fatta a Claudio Ranieri (l’attuale allenatore dell’Inter) su Inter Channel. Durante un passaggio in cui ha fatto riferimento ai risultati di Mourinho, l’allenatore nero azzurro si è soffermato sulla figura del Mental Coach all’interno dello staff.
Prima di tutto voglio farti i miei più sentiti auguri da parte mia e da tutto il team Ekis Sport Coaching per un 2012 pieno di emozioni e poi raccontarti una breve storia per introdurre una riflessione di inizio anno: competere o collaborare?
Ciao e benvenuto al primo articolo che ho il piacere di scrivere per Ekis Sport.
Nel mio
Ciao, eccomi di nuovo qui a parlare di mental coaching applicato al calcio.
Lavorando in ambito golfistico so che la capacità di visualizzare per chi gioca a golf (ma vale anche per gli altri sport) è di grande importanza!
Come promesso nell’
Ciao a tutti sono Danilo, con questo mio primo articolo del blog vi parlerò di come i grandi campioni utilizzano (consciamente o inconsciamente) tecniche di Mental Coaching per raggiungere grandi e grandissimi risultati.
Oggi mi rivolgo agli allenatori, che spesso svolgono anche il ruolo di Sport Coach.
Se dovessi pensare ad una delle attività più comuni che gli sportivi fanno il giorno dopo la gara, probabilmente direi “comprare la Gazzetta dello Sport” (o qualunque altro giornale che parli della loro prestazione del giorno prima) oppure guardare i commenti su internet! :-)
Ciao a tutti, proseguiamo la condivisione di argomenti specifici del Mental Training affrontando una situazione che, per esperienza diretta, ho trovato essere comune alla maggior parte degli sportivi.
Ecco una delle arti in cui moltissimi atleti, dirigenti e società con cui ho lavorato come mental coach sono maestri: la “scusite” ossia l’arte di trovare delle scuse per non aver fatto le cose oppure per non aver ottenuto la performance che desideravano.
Mi rendo conto che il titolo sia molto forte, ma grazie al mental coaching, sto diventando un attento osservatore delle dinamiche della nostra mente e credo fortemente che nella maggior parte dei casi sia davvero così: FATICA FISICA = 



