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Lunedì, 06 Mag 2013
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In altre parole ho avuto una illuminazione. Stavo tornando a casa in macchina dopo una seduta di Mental Coaching e mi chiama un altro atleta che ho seguito, Alessandro, professionista di biliardo, che ringrazio pubblicamente e mi dice: “Luca, sai che, facendo il lavoro che abbiamo impostato assieme, ho cambiato completamente l’approccio alla gara e agli allenamenti? Ora il mio obiettivo non è più VINCERE ma dare il meglio di me… se lo faccio, la vittoria è una conseguenza!” |
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Lunedì, 29 Apr 2013
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Martedì, 23 Apr 2013
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Mercoledì, 17 Apr 2013
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Lunedì, 18 Mar 2013
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| Come usare l’allenamento mentale per esprimere la propria eccellenza anche in condizioni di performance difficili |
| Lunedì 09 Agosto 2010 |
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"Tutti vogliono vincere, ma non tutti sono disposti a prepararsi per vincere”… E se sono disposto a prepararmi per vincere, lo faccio e tuttavia sento che i riscontri non sono congruenti con quanto ho investito… cosa c’è che devo cambiare ancora??? Ogni atleta, ogni sportivo, ama ciò che fa, sente una spinta interiore che lo proietta verso i suoi obiettivi, per i quali è disposto ad investire tanto, a volte tutto. Si è sempre convinti di dare il massimo per crescere e migliorarsi e tuttavia, a volte, qualcosa non funziona come dovrebbe, sulla bilancia tra ciò che si è investito e ciò che si ottiene non v’è per nulla equilibrio e non si capisce il “perché”. Capita di essere focalizzati nel modo corretto verso l’obiettivo, di sapere di avere tutte le risorse necessarie per raggiungerlo, di aver dato anima e corpo per conquistarlo eppure il risultato non arriva. Quando parlo di risultato non mi riferisco tanto al piazzamento ottenuto in gara, che sappiamo essere una diretta conseguenza della prestazione espressa, quanto a tutto ciò che è necessario ottimizzare per rendere quest’ultima eccellente. Penso al miglioramento di un gesto tecnico, di un’abilità, di una competenza, al perfezionamento di un particolare aspetto della competizione che, nella nostra preparazione alla vittoria, sentiamo essere necessari per metterci nelle condizioni di poter centrare davvero il bersaglio. Penso anche alla difficile ed importante fase di recupero da un infortunio, quando si è costretti a modificare le strategie di allenamento e non solo. Capita poi non di rado di aver posto la giusta attenzione a tutto, alla preparazione fisica, tecnica, tattica, del materiale e al mental training, o almeno così crediamo, e di aver raggiunto la nostra attuale eccellenza eppure è sufficiente un piccolo imprevisto o un elemento di disturbo per non riuscire ad esprimerci al meglio. In tutte le attività sportive ci confrontiamo con aspetti di distrazione o di condizionamento negativo, sia interni che esterni, tuttavia in alcuni sport essi interferiscono più che in altri con la prestazione. Noi elaboriamo gli stimoli che ci provengono dalla realtà esterna attraverso i sensi e dei filtri che la mente utilizza per generalizzare, cancellare e distorcere. Da qui ci creiamo la nostra mappa del mondo o della situazione che stiamo vivendo e da questa scaturiscono poi il dialogo interno che facciamo e le sensazioni che proviamo. Tutto condiziona il nostro stato d’animo e la nostra possibilità di esprimere appieno le nostre risorse. Le strategie altro non sono che un susseguirsi specifico di costrutti che danno poi origine alla nostra azione e al nostro comportamento. Essi si differenziano in: - Visivi (Ve = visivo esterno - Vi = visivo interno); - Auditivi (Ae = auditivo esterno - Ai = auditivo interno - Ad = auditivo digitale); - Cinestesici (Ke = cinestesico esterno - Ki = cinestesico interno). Tutti questi si differenziano ulteriormente in ricordati (r) o costruiti (c), ed ognuno ha delle caratteristiche particolari che in PNL definiamo sottomodalità. Ti è mai capitato di dirti “Mi sono allenato alla grande, ho tutto quello che mi serve, ma in queste condizioni non mi sento pronto…” o “Accidenti, ero pronto, avrei potuto davvero fare una grande prestazione eppure non sembravo neppure io” o “Ma questo gesto lo so fare alla perfezione, cosa mi è successo?” o ancora “So cosa voglio migliorare, so quello che voglio arrivare ad esprimere, ci sto provando con tutto me stesso eppure non cambia nulla”, magari dopo giorni e giorni di allenamento specifico con tanto di video e altri strumenti di ausilio. Com’è possibile che atleti di altissimo livello, con grande conoscenza di sè, che hanno già superato molti momenti critici e hanno ormai da tempo automatizzato gesti di qualità eccellente, in certe condizioni sembrino il fantasma di loro stessi? Troppo spesso utilizziamo male le nostre strategie e da complici della nostra eccellenza le rendiamo strumenti per limitarci. Dentro ognuno di noi esistono già strategie di eccellenza, tutto sta nel prenderne consapevolezza ed imparare ad utilizzarle in ogni occasione utile, fino alla sfida più ardita; in questo ci può essere di fondamentale aiuto il nostro sport coach e anche a questo serve il mental coaching. Amo molti sport, lo sci è al di sopra di tutti. E’ uno sport che regala emozioni splendide, ricco di variabili esterne, con le quali l’atleta deve imparare ad agire e re-agire. Siamo in tanti ad amarlo e spero tu sia uno sciatore, così l’esempio sotto ti verrà più facile; in ogni caso, è solo uno dei tanti casi in cui si può sperimentare l’importanza della giusta strategia e, se non sei uno sciatore, adatta l’esempio alla tua disciplina e alle variabili che la caratterizzano.
O se la visibilità è sempre ottima, ma sono solo le condizioni di neve ad essere pessime… qual è il tuo stato d’animo, quali le tue convinzioni e come sarà la tua prestazione? Quante variabili possono influenzare una prestazione, eppure tu sei sempre tu, con le tue risorse e tutto ciò che sai fare in maniera eccellente, ma cosa fai di diverso? Riprendi il primo esempio… Entra completamente in situazione... lì fermo in cima a questo splendido pendio che ami, con il sole che rende tutto ancora più entusiasmante e la coltre di neve bianca sotto i tuoi piedi che senti bella compatta, proprio come piace a te… vedi quello che vedi… senti quello che senti o che ti dici... percepisci la sensazione che provi dentro di te… … cos’è la prima cosa di cui hai consapevolezza… è qualcosa che vedi, che senti, che ti dici, che provi? … e poi? Cosa succede immediatamente dopo? E poi? Subito dopo cos’altro fai? E così via… Ora fai la stessa cosa con la seconda esperienza, quella in cui c’è la nebbia. In cosa differiscono le tue due sequenze? Questo è il primo passo verso l’uso efficace delle strategie, se sei interessato a qualche “chicca” in più contattami sulla Rubrica. Le strategie sono con noi ogni istante, in tutto ciò che facciamo o non facciamo, sono uno strumento splendido, di una potenza incredibile che meritano di essere scoperte sempre di più… Sii curioso, divertiti ad esplorare la tua eccellenza e a diventarne protagonista!!!! Alla prossima puntata |
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Lunedì, 10 Mag 2010
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Lunedì, 07 Giu 2010
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Lunedì, 24 Ott 2011
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Lunedì, 12 Apr 2010
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Martedì, 16 Nov 2010
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Martedì, 31 Ago 2010
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Lunedì, 12 Set 2011
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Martedì, 19 Ott 2010
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Una veloce premessa: non parlerò né di tecnica né di tattica, tu allenatore sei sicuramente molto più preparato di me. |
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Lunedì, 28 Giu 2010
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Ho avuto un Flash! Chi ha fatto
Non è detto che un Campione in campo… lo sia anche fuori. Ma quando si trovano persone così, dal mio punto di vista, fanno quel salto in avanti che gli eleva a “CAMPIONE SENZA BANDIERA”, quelli che (a prescindere dalla fede, dalla simpatia…) sono applauditi a prescindere.
Scacchi? Si..si..proprio loro! E lo sapete perché? Nello Sport Coaching, come nella vita, bisogna fare come su una scacchiera…… Pensare tre mosse avanti!!!!
La capacità di vedere le cose da diversi punti di vista è uno degli “strumenti” più efficaci che uno SPORT COACH può condividere con i suoi assistiti.
Le ROSE di cui si parla nel titolo a dir la verità sono solo un gioco di parole, sì, perché si parla di ROSE…
Riprendo lo splendido articolo di Pacci e lo straordinario strumento delle
Immagina ora di essere al cancelletto di partenza in una splendida giornata di sole, in cima ad un pendio che ami, con un tracciato che ti piace e con le condizioni di neve a te ottimali… qual è il tuo stato d’animo, quali sono le tue convinzioni, come sarà la tua prestazione?
Immagina poi di essere nelle stesse identiche condizioni, ma tutto ciò che vedi di fronte a te è una coltre di nebbia, a malapena scorgi la seconda porta del tracciato… qual è il tuo stato d’animo, quali le tue convinzioni, come sarà la tua prestazione?
Nel mio
Sto scrivendo dal mio albergo di NY, dove sinceramente non vedevo l’ora di arrivare! Perché? Bè, oggi ho appena finito la ING New York City Marathon e sono veramente a pezzi.
Ciao, eccomi di nuovo qui a parlare di mental coaching applicato al calcio.
Ciao a tutti, tocca a me scrivere di Mental Coaching in questi infausti giorni che ci hanno visto spettatori di un tragico evento sportivo, ma la vita è anche questa. Credo che la morte di Marco Simoncelli abbia lasciato un vuoto nel cuore di tutti noi, e ricordare un personaggio del suo calibro mi sembra doveroso!!
Lavorando in ambito golfistico so che la capacità di visualizzare per chi gioca a golf (ma vale anche per gli altri sport) è di grande importanza!
Se dovessi pensare ad una delle attività più comuni che gli sportivi fanno il giorno dopo la gara, probabilmente direi “comprare la Gazzetta dello Sport” (o qualunque altro giornale che parli della loro prestazione del giorno prima) oppure guardare i commenti su internet! :-)
Ciao a tutti sono Danilo, con questo mio primo articolo del blog vi parlerò di come i grandi campioni utilizzano (consciamente o inconsciamente) tecniche di Mental Coaching per raggiungere grandi e grandissimi risultati.
Mi rendo conto che il titolo sia molto forte, ma grazie al mental coaching, sto diventando un attento osservatore delle dinamiche della nostra mente e credo fortemente che nella maggior parte dei casi sia davvero così: FATICA FISICA =
Oggi mi rivolgo agli allenatori, che spesso svolgono anche il ruolo di Sport Coach.
Come promesso nell’

