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Lunedì, 14 Mag 2012
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Nell’anno sportivo 2010-2011 ricoprivo, nella squadra in cui militava, inizialmente il ruolo di preparatore fisico e, in un secondo momento, quello di mental team coach. AK, come viene chiamato, arrivava con un pedigree di altissimo livello, anche se era reduce da un anno travagliato, complice una operazione dopo la rottura del legamento crociato anteriore. Leggi tutto |
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Lunedì, 07 Mag 2012
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Mercoledì, 02 Mag 2012
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Lunedì, 23 Apr 2012
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Martedì, 17 Apr 2012
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| Security Coaching: Peak Performance nella Sicurezza Personale |
| Venerdì 13 Agosto 2010 |
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Da più di dieci anni mi occupo di insegnare alle persone a difendersi in situazioni critiche con una attenzione particolare all’allenamento mentale. Insegno quella che viene generalmente identificata come difesa personale. Io preferisco chiamarla Sicurezza Personale, innanzitutto perché così ha una connotazione più positiva e proattiva e soprattutto per il fatto che ciò che viene normalmente identificato come autodifesa (le tecniche) è solo una parte, benché ovviamente essenziale, del mio sistema di sicurezza personale. Ho studiato la PNL (Programmazione Neuro Linguistica, la disciplina che studia l’eccellenza) e le tecniche di coaching e le ho progressivamente introdotte nei corsi. Ho studiato, alla luce di queste conoscenze, i modelli di eccellenza di persone particolarmente sicure e capaci di difendersi, anche in contesti ad alto livello di violenza, come i conflitti armati. Ho confrontato le storie di persone che sono sopravvissute ad aggressioni, a guerre e a prigionia e ne ho estratto le strategie. Ho scoperto un principio che sta alla base del potenziale di autodifesa di ogni persona: “Le persone sono disposte a difendere solo ciò che reputano degno di essere difeso”. E questo vale anche e soprattutto per se stessi. Su questo punto ottengo grandi cambiamenti lavorando sulle credenze e sull’identità. L’attitudine a difendersi, e anche ad adottare comportamenti di sicurezza, vale a dire che ci portano lontano dai conflitti, è direttamente legata all’autostima, all’immagine di sé e ovviamente allo stato d’animo in cui ci si trova (in coaching definito State). Per contro esiste una disciplina che si chiama vittimologia, una branca della criminologia, che studia il comportamento delle vittime. Da quanto emerge da queste ricerche possiamo estrarre le strategie disfunzionali. E scoprire una relazione diretta tra fisiologia e propensione a subire una aggressione. E’ quello che viene identificato come profilo vittimogeno delle persone e viene “letto” molto precisamente da parte del “predatore” che lo utilizza nella scelta della propria vittima. Sulla base di queste e di molte altre considerazioni ho progressivamente creato l’idea di Security Coaching. In questo modo utilizzo la PNL per allenare la mente ad essere pronta nelle varie fasi di una potenziale aggressione:
Nel Security Coaching utilizzo in buona parte gli stessi strumenti dello Sport Coahing, anche se è importante tenere in considerazione alcune importanti differenze tra uno sportivo e una persona che subisce un’aggressione:
Per questo è molto importante trovare degli ancoraggi forti che siano presenti e riproducibili in una situazione di cui si conosce poco o nulla. Durante gli allenamenti insegno ai miei allievi a portare lo sguardo alla gola dell’avversario, mantenendolo il più sfocato e allargato possibile. Questo tipo di visione consente di avere tutta la sagoma all’interno del proprio campo visivo e di percepire in anticipo i micromovimenti che anticipano i colpi che stanno per arrivare. Consente inoltre di evitare il gioco di sguardi che causerebbe il fissare negli occhi l’avversario, di spersonalizzare l’aggressore e di avere una maggior visione dell’ambiente. E anche di focalizzare un punto sensibile che sarà possibile bersaglio dei nostri colpi. Ovviamente è un tipo di visione inusuale nella quotidianità e tipico della pratica delle tecniche. Ecco quindi che ne posso fare un’ancora molto efficace. In allenamento gli allievi utilizzano questa visione nei momenti di massima prestazione, capacità e sensazione di sicurezza. Lo utilizzano via via in situazioni di stress indotto sempre maggiore e si abituano a percepire lo spostare lo sguardo di qualche grado in basso come un interruttore per accedere allo State. E’ uno stimolo visivo e cinestetico allo stesso tempo. Alcuni allievi aggiungono in contemporanea anche uno stimolo uditivo abituandosi a ripetere nella propria mente una parola chiave nell’istante stesso in cui spostano lo sguardo (ed esempio “pronto” o “combat” o quella che preferiscono). In questo modo anche nella situazione più inaspettata e critica, quando si troveranno istintivamente a portare lo sguardo alla gola dell’avversario, sentiranno dentro di sé la parola chiave e accederanno a tutte le risorse create in allenamento, trovandosi nello stato in cui esprimere al massimo le proprie potenzialità. Bello vero? E ti dirò di più. Gli allievi dei nostri corsi, abituandosi ad affrontare in questa maniera, e con molto realismo ed immedesimazione, situazioni ad alta criticità, stanno in realtà programmando la propria mente inconscia ad affrontare così le piccole e grandi sfide della vita. Fortunatamente una percentuale minima di loro si troverà a dover gestire un’aggressione armata, ma molti si troveranno ad affrontare una sfida della vita. Una difficoltà economica o di carriera, un lutto, una malattia, una crisi sentimentale. E molti allievi e allieve mi hanno detto “Sai quando mi sono trovato nella massima difficoltà mi sono tornati in mente gli allenamenti e quello che ci hai insegnato, ho modificato la visione, ho sentito la parola e… ho sentito una forza incredibile dentro di me. E ho affrontato la situazione da vincitore.” Questa per me è la parte più importante e gratificante del mio lavoro, del Security Coaching. Nei prossimi articoli affronteremo vari aspetti più specifici, come ad esempio, “come faccio ad essere più coraggiosa/o?” Grazie per aver letto questo articolo e buona giornata!
Commenti (6)
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Lunedì, 10 Mag 2010
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Lunedì, 12 Apr 2010
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Martedì, 31 Ago 2010
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Lunedì, 28 Giu 2010
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Lunedì, 12 Set 2011
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Martedì, 19 Ott 2010
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Una veloce premessa: non parlerò né di tecnica né di tattica, tu allenatore sei sicuramente molto più preparato di me. |
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Martedì, 16 Nov 2010
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Mercoledì, 06 Ott 2010
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Lunedì, 17 Mag 2010
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Sport News
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Una delle esperienze più significative nella mia attività di mental coach, che ho il piacere di condividere, è la storia di Antanas Kavaliauskas, un giocatore lituano di 207 cm cresciuto cestisticamente in USA.
Oggi vorrei far cadere la tua a attenzione sull'importanza che ha la percezione, sotto diverse aspetti, in ogni sport e come si possa allenare e migliorare attraverso sessioni di Sport Coaching.
Buongiorno! Ci siamo lasciati personalmente lo scorso marzo con un grande risultato sportivo di Davide, in quell’occasione ti ho accennato alcuni segreti del suo
Tra qualche ora mi vedrò con un giocatore professionista di
Si esatto. In quest’articolo sull’allenamento mentale parlo di un Mental Coach che ha perso. Molto spesso avrai letto di vittorie strepitose grazie al Mental Coaching. Di ostacoli superati e di obiettivi raggiunti. Oggi però voglio parlarti di sconfitte. Di quelle che bruciano. Di quelle che ti fanno stare sveglio la notte a ripensarci. E di lettere.
Ciao e benvenuto al primo articolo che ho il piacere di scrivere per Ekis Sport.
Nel mio
Ciao, eccomi di nuovo qui a parlare di mental coaching applicato al calcio.
Lavorando in ambito golfistico so che la capacità di visualizzare per chi gioca a golf (ma vale anche per gli altri sport) è di grande importanza!
Ciao a tutti sono Danilo, con questo mio primo articolo del blog vi parlerò di come i grandi campioni utilizzano (consciamente o inconsciamente) tecniche di Mental Coaching per raggiungere grandi e grandissimi risultati.
Come promesso nell’
Mi rendo conto che il titolo sia molto forte, ma grazie al mental coaching, sto diventando un attento osservatore delle dinamiche della nostra mente e credo fortemente che nella maggior parte dei casi sia davvero così: FATICA FISICA =
Oggi mi rivolgo agli allenatori, che spesso svolgono anche il ruolo di Sport Coach.
Se dovessi pensare ad una delle attività più comuni che gli sportivi fanno il giorno dopo la gara, probabilmente direi “comprare la Gazzetta dello Sport” (o qualunque altro giornale che parli della loro prestazione del giorno prima) oppure guardare i commenti su internet! :-)
Lo so, me ne rendo conto... il titolo di questo articolo potrebbe apparire strano... e la domanda è strana... e cosa c’entrano il mental training e la concentrazione con queste “linee del tempo” (chissà che roba è!!!)? Forse che lo sport coach debba fare il metereologo???? :-) No no frena un secondo, lascia che ti spieghi meglio :-)
Ciao a tutti, proseguiamo la condivisione di argomenti specifici del Mental Training affrontando una situazione che, per esperienza diretta, ho trovato essere comune alla maggior parte degli sportivi.



