Quanto incide lo staff sulla crisi di risultati di una squadra? Tanto!!! E' per questo che un buon allenatore deve sapersi comportare anche da Sport Coach. Qualche mese fa è uscito un articolo di un nostro Super Coach, “Giuse” Montanari, che parlava proprio dell'importanza di questa doppia figura. Nel caso specifico veniva trattata la costruzione di un ambiente motivante.
Come stavamo dicendo nelle prime righe, è dalla “panchina” che deve partire il primo imput verso un atteggiamento vincente e determinato alla conquista del risultato. Allenatore, assistenti, dirigente, accompagnatore, massaggiatore....ecc ecc, sono determinanti col loro atteggiamento sulla condizione mentale dei giocatori.
Ultimamente mi trovo spesso a riflettere su quante cose facciano in effetti la differenza e quanto possa essere efficace l'allenamento mentale per identificarle. Evidentemente non sto parlando solo di sport ma di ogni aspetto della vita di tutti giorni, del lavoro, degli hobby e dei nostri interessi in generale.
Prima di parlarti dell’argomento di Mental Coaching di cui mi voglio occupare oggi, voglio che guardi questo video; se lo hai già visto, come è capitato a me qualche decina di volte, credo che possa sempre essere di ispirazione, e se invece non lo hai ancora visto, allora ti consiglio di noleggiare il film appena puoi!
Qualche giorno fa stavo leggendo la trascrizione di un’intervista molto interessante fatta a Claudio Ranieri (l’attuale allenatore dell’Inter) su Inter Channel. Durante un passaggio in cui ha fatto riferimento ai risultati di Mourinho, l’allenatore nero azzurro si è soffermato sulla figura del Mental Coach all’interno dello staff.
Prima di tutto voglio farti i miei più sentiti auguri da parte mia e da tutto il team Ekis Sport Coaching per un 2012 pieno di emozioni e poi raccontarti una breve storia per introdurre una riflessione di inizio anno: competere o collaborare?
Neanche questo, come l’ultimo, sarà il solito articolo di mental training, ho deciso di prendere il prezioso spazio a me riservato in questo blog per fare un regalo a un atleta con cui negli ultimi mesi ho lavorato in sport coaching.
La mia vuole essere una “lettera aperta” da un mental coach a un suo atleta ed ancor più fortemente un messaggio dal cuore di una persona al cuore di un’altra. In realtà mi auguro che questo possa servire a molte altre persone che si trovano nella situazione di dover fare delle scelte importanti che riguardano lo sport che praticano. Del campione in questione verrà mantenuto l’anonimato per la tutela della sua privacy.
“E’ un po’ che ci penso, da quando mi hai telefonato per dirmi che ti vuoi ritirare dalle selezioni per Londra 2012, dopo duri e intensi mesi di allenamento e di mental training. Conosco i motivi che ti hanno spinto a farlo, sono motivi davvero importanti per la tua vita, razionalmente comprendo e se questa dovesse essere la tua scelta definitiva, non potrò fare altro che sostenerti.
In fondo ci sono tanti modi per realizzarsi nella vita e spesso quello che sembra spettarti di diritto a volte per motivi a noi incomprensibili semplicemente non capita. Spesso capita che ci si possa realizzare in altri modi semplicemente diversi da quelli previsti. Nel tuo caso poi, hai già dato tanto allo sport che pratichi e hai già percorso le strade che ogni atleta sogna di percorrere: hai vinto le tue medaglie nazionali, europee, mondiali. Hai già assaporato le Olimpiadi, sai già cosa significa arrivare in cima.
MA non posso lasciare silenziosa l’altra parte di me che quando ha ricevuto la tua telefonata è rimasta poco convinta dalle tue parole.
E’ quella parte di me fatta di sensazioni, d’intuizione, la parte che grazie al mio lavoro e al mental training che faccio su di me ho imparato ad ascoltare con particolare attenzione perché quasi sempre arriva dove la mia razionalità non è in grado di arrivare.
Ho scelto di scriverti e di ascoltare la mia parte inconscia perché durante la nostra conversazione mi ha gridato qualcosa che lì per lì ti ho taciuto, anche perché conoscendoti, mi avresti mandato a quel paese se te ne avessi parlato subito. Quindi se vuoi puoi mandarmi a quel paese oggi.
Potrei sbagliarmi, naturalmente. Ma la verità è che non mi hai convinto.
Tu dirai… mica devo convincere te! E hai ragione… ma se non riesci a convincere me, forse sotto sotto non sei tanto convinto nemmeno tu.
Altrimenti me lo avresti comunicato in modo differente, in modo più sereno, sicuro, naturale, come quando dici: “Ho comprato un vestito nuovo!” so che non è esattamente la stessa cosa, ma sei proprio sicuro di abbandonare quel vestito che hai indossato per oltre metà della tua vita, solo perché pensi che ti impedisca di indossare un abito sicuramente meraviglioso che potrai continuare a mettere per il resto della tua esistenza? E soprattutto: sei sicuro che indossare ancora per quest’anno i vecchi panni ti precluda il fatto di indossare comunque anche l’altro abito?
Io credo che i due abiti possano coesistere e arricchire te e le persone che ti stanno accanto.
La questione non è l’abito, è come, quando e perché decidi di indossarlo. La questione non è cosa fai, ma COME lo fai.
Tu sei entrambi, sei il tuo sport e sei la tua vita, questa Olimpiade è l’occasione per te di mettere d’accordo le due cose. E’ la tua chance di fare pace dentro di te, al di là del risultato.
Vorrei darti uno specchio magico per farti vedere quello che ho visto tutte le volte che abbiamo lavorato insieme in mental training: il tuo sguardo di fuoco, il tuo viso fiero, il tuo fisico scattante da felino, la tua statura farsi altissima, l’acquolina che hai in bocca ogni volta che pensi al tuo obiettivo. E poi la VOGLIA, l’indescrivibile e travolgente voglia che hai e che traspare da ogni singola cellula del tuo corpo, l’essenza di te che vuole ancora dare più del massimo di quello che hai per questo sport! Sei un fiume in piena!
Sono il tuo mental coach, il mio compito è anche farti da specchio, sono io il tuo specchio magico.
Ho riso con te, ho pianto con te, ho provato con te tanta di quella forza da far tremare i muri. Ho visto attraverso i tuoi occhi tutto quello che è stato e quello che vorresti, ed ho anche visto che tu le difficoltà te le mangi, le divori, le disintegri, da vero campione quale sei.
Perciò guardati in questo specchio veramente, con occhi onesti e fallo solo per te. Perché se stai bene tu per primo, tutti stanno bene vicino a te, questo nel fondo del cuore lo sai.
C’è così tanto in ballo di te, ci sono tanti di quei significati profondi e tanti nodi che vuoi e puoi sciogliere alla base di questa avventura olimpica che non posso lasciartelo fare senza chiedertelo dal cuore: SEI SICURO di voler abbandonare? E’ veramente l’unica e sola scelta possibile?
So che la vita prima o poi ti presenterà altre occasioni per sciogliere quei nodi e renderti una persona ancora più straordinaria di quanto già sei, sono certa che con la tua sensibilità e forza sarai in grado di coglierle. Quello che dubito, è che si possa ripresentare un’altra occasione come questa. Enorme, infinita, importante come questa. Tu sai cosa intendo.
Faila scelta che ritieni più giusta, e quella che ti fa stare bene. Segui quello che ti dice la pancia e poi comprendilo bene con la testa e mentre fai questo, dai sempre la precedenza al cuore. Dentro di te sai qual è la verità, ascoltala.
Io sono con te comunque, mental training o no, e ti voglio bene. E qui è Silvia che parla, non solo il mental coach. Ma non sono forse anch’io imprescindibilmente tutte e due le cose?
Convincimi nel profondo del cuore che hai preso la decisione giusta per te, qualsiasi essa sia.”
Solo a scrivere il titolo di questo articolo, mi vengono i brividi. Durante tutto il mio percorso di formazione mi hanno insegnato che un Mental Coach deve saper vedere il miglioramento che può raggiungere la persona che ha davanti e aiutarla a CREDERE in quel cambiamento.
Eh già, non ne si può abusare… anzi, lo si può utilizzare solo in circostanze davvero più uniche che rare, è un po’ come il bottone rosso da schiacciare solo in caso di emergenza.
Nella maggior parte dei casi dire a qualcuno, che si fida di te, “Non ce la farai” è il modo migliore per farlo mollare, ma a volte quel “Non ce la farai” diventa di una potenza dirompente dentro alla tua testa.
Il tutto parte con un dialogo interno del tipo: “Ah no? Stai a vedere” e quando il Mental Coach si accorge di quel dialogo (di solito è ben visibile dalla fisiologia della persona), gli deve porre la domanda finale:
“Ok, lo vuoi fare lo stesso?”
Questa domanda rappresenta uno sparti acque, un SI come risposta sta ad indicare la piena consapevolezza che da lì non si torna più indietro… si va solo avanti!
Ed è da quel punto che il Mental Coach torna ad assumere il ruolo di cui abbiamo parlato sopra, aiutandoti ad andare avanti verso l’obiettivo.
Pensaci: quanto è forte il fare qualcosa quando qualcuno ti dice che è IMPOSSIBILE??!
Se hai frequentato Impara dai Campioni (prossima edizione a Febbraio/Marzo) sai bene che Livio Sgarbi parla tantissimo di Roger Bannister , che fu il primo uomo a correre il miglio (1,6 km) sotto ai 4 minuti, un qualcosa che veniva definito Impossibile dalla Scienza: si riteneva che ci fossero dei limiti cardiaci e strutturali che impedissero alla “Macchina Uomo” (come la definisce Marco Caggiati) di raggiungere quell’obiettivo.
Come credi che si sia sentito Roger quando frantumò il “Mi dispiace non ce la farai” che gli avevano detto? E soprattutto quanto di quella prestazione fu dettata dalla determinazionementale del “Ora ti faccio vedere io”?
Probabilmente la stessa determinazione che convinse Colombo (Cristoforo, non li Tenente) a salpare per le Indie andando verso Ovest, sicuro del fatto che, essendo la terra rotonda sarebbe “sbucato” ad Est… piccolo particolare, la terra era considerata da tutti PIATTA!!!!
Questo per dire che se sei un Mental Coach, quando senti che chi hai di fronte ha bisogno di non “avere una via di fuga” e farlo totalmente concentrare sul COME LO FACCIO e non più sul LO FACCIO/NON LO FACCIO, fai queste 2 cose:
Guardalo fisso negli occhi;
Digli “Mi dispiace, ma credo proprio che tu non ce la possa fare… è impossibile”!
Nel dirglielo, concentrati sulla sua fisiologia e nota come probabilmente dopo un attimo di “sconforto” inizierà a fissare un punto e a fare dei “SI” con la testa e magari anche ad abbozzare un sorriso… si sta dicendo una cosa tipo “Impossibile eh… allora lo faccio!” , ecco quello è IL MOMENTO per fare queste 3 cose:
- Guardalo ancora più fisso negli occhi;
- Mettiti in una fisiologia potenziante;
- Chiedigli “Lo vuoi fare lo stesso vero?!”
Lui ti dirà di SI e da quel momento avrai la garanzia che ci metterà tutto sé stesso… ANIMA E CORPO.
Se non sei un Mental Coach, ma hai un grande obiettivo e senti la necessità di superare la soglia del non ritorno per concentrarti solo sul “vado avanti”, il mio consiglio è:
- Cerca persone che ti dicano “Non ce la farai”, magari anche qualcuno che non ti è proprio simpaticissimo (anzi!!!!), al quale SBATTERE in faccia il tuo successo una volta che lo avrai raggiunto.. con un bel “Visto??!!”;
E soprattutto renditi conto che quelle (o quella) persone sono pochissime rispetto all’oceano di gente che crede in te.
Accendi la fiammella con i “Non ce la farai”, dopodiché lascia che arda dentro di te il fuoco di tutti i “Ci credo” che troverai sulla tua strada!
Lance Armstrong ha detto:
…con l’amore e il sostegno degli amici e dalla famiglia sono tornato in bicicletta e ho vinto per 7 volte consecutive il Tour de France. Credo che se una persona non molla mai quando la situazione è dura, non avrà nulla di cui pentirsi per il resto della vita…
E se non bastasse, ecco l’esempio di alcune persone, che credo tu conosca, alle quali è stato detto “Non non ce la farai”:
"Se riesci a mantenere la calma quando tutti intorno a te la stanno perdendo e te ne attribuiscono la colpa, ... se sai affrontare il Successo e la Sconfittae trattare questi due impostori nello stesso modo;
... il mondo e tutto ciò che è in esso sarà tuo, e, quel che conta di più, tu sarai un Uomo, figlio mio!"
Rudyard Kipling
Cari amici, avrete sicuramente riconosciuto alcuni passaggi della famosissima “Lettera alfiglio” di Kipling, che rappresenta per questo grande scrittore la sua eredità filosofica alle generazioni future. Chi di voi pensa che non sarebbe stato anche un fantastico MentalCoach alzi la mano!!!
Spesso questo testo viene proposto, a volte purtroppo non viene nemmeno fatto conoscere, in momenti della vita dove si è troppo giovani per apprezzare la profondità del messaggio che contiene, oppure troppo indaffarati, soprattutto in età matura, per fermarsi a riflettere sulle infinite chiavi di lettura proposte. Un vero peccato se ci pensiamo bene, considerato che si tratta di un condensato di Mental Coaching.
In particolare vorrei che ci soffermassimo ad analizzare e commentare la parte che ho messo in neretto: “..se sai affrontare ilSuccesso e la Sconfitta e trattare questi dueimpostorinello stesso modo.”
Perché definisce Successo e Sconfitta come due impostori e consiglia di trattarli allo stesso modo? Me lo sono chiesto molte volte e voglio darvi la mia risposta sia da Coach che da Allenatore.
Successo e sconfitta sono essenzialmente le due facce della stessa medaglia, e un impostore è qualcuno che si fa passare per qualcun altro. Vista in questo modo, sia l'una che l'altra faccia della medaglia dovrebbero essere trattate alla stessa maniera proprio perché tutte e due potrebbero essere l'opposto.
Mica male come concetto. Ma stabilito questo, “Come” li dovremmo trattare??
Io da Coach sono sempre più convinto che vadano trattati con assoluto rispetto e con una buona dose di diffidenza. Troppe volte ho visto e vissuto esaltazioni incredibili dovute a qualche buon risultato, che sono state in seguito l'anticamera del tracollo, e fortunatamente mi sono trovato anche nella situazione opposta, e dall'orlo del baratro veder nascere un nuovo e vittorioso spirito di gruppo.
Credo che sia giusto e legittimo assaporare tutte le gioie del successo festeggiando e godendo con chi ha partecipato alle vittorie, e allo stesso tempo essere tristi e rammaricati di fronte alle sconfitte consapevoli che si dovrà lavorare meglio, e fin da subito, per tornare il prima possibile al successo.
La cosa importante sia da una parte che dall'altra è continuare a migliorarsi, per confermare il risultato oppure ribaltarlo.
Il rischio infatti è proprio quello di fermarsi, il vincitore a causa di un eccesso di narcisismo che gli potrebbe far credere di non aver più bisogno di lavorare e sudare in allenamento, e lo sconfitto per la convinzione che non sarà mai all'altezza del livellodel campionato o dell'avversario, e quindi per quale motivo continuare a sbattersi e lavorare ore e ore in palestra. E inutile che vi ricordi che è anche per questi motivi che ci sono gli allenatori, il fatto è che ( e questo ve lo posso assicurare con certezza, da allenatore!! ) spesso sono i primi a caderci, sia nell'uno che nell'altro caso.
E' proprio in momenti come questi che potrebbe innescarsi una “Crisi di risultati”, a volte indipendente dal livello di gioco espresso, ma nella maggioranza dei casi come conseguenza di una qualità tecnico-tattica proposta assolutamente insufficiente, e che magari non si era mai presentata in passato.
Quante volte, soprattutto negli sport di squadra, avete sentito frasi come queste:
“Si è rotto il giocattolo!!”...”Ognuno va per conto suo.”...”Non sembrano piùloro, sono il fantasma della squadra di due settimane fa!!” …”Oramai l'allenatore nonha più il polso del situazione.”..ecc..ecc...Se avessi un euro per tutte le volte che ho sentito frasi simili sarei milionario.
Cosa si potrebbe fare per porre rimedio a momenti del genere?
Come si potrebbe aiutare una squadra ad affrontare e superare questi momenti di crisi?
Rispondere a queste domande senza vivere direttamente lo spogliatoio è molto difficile, ci sono tante soluzioni che il Mental Coach potrebbe proporre, ma dovrebbe almeno conoscere le cause che potrebbero aver generato la crisi.
L'allenatore è sufficiente? O meglio,possiede gli strumenti giusti per poter intervenire?
A questa domanda la risposta è più facile. Sono pochissimi gli allenatori, anche ad alto livello, che propongono ai propri giocatori del Mental Training, e nella maggioranza dei casi non sono attrezzati per poter aiutare il gruppo in momenti particolari come questi.
Andiamo a vedere alcune proposte di aiuto che potrebbero andare bene per un'ampia casistica. Dividiamo il tutto in due situazioni:
- Crisi di risultati improvvisa. La squadra stava andando bene e poi ad un tratto ha iniziato a subire una sconfitta dietro l'altra.
- Crisi di risultati che si è verificata fin dalle prime partite. Nonostante un livello di gioco buono sia tatticamente che tecnicamente non si stanno ottenendo i risultati sperati. (Anche perché se non fosse così appare evidente che le sconfitte dovrebbero dipendere dal fatto che il gioco o i giocatori non sono all'altezza, e questo è un altro paio di maniche!).
Nel primo caso, che è quello che andremo a vedere in questo articolo, se non ci sono stati cambiamenti importanti nella rosa (cessioni o infortuni gravi in ruoli chiave) bisogna subito andare a trovare quello che potremmo definire “evento scatenante” della crisi.
Non è detto che quest'ultimo si sia verificato durante la prima sconfitta della serie, ma è molto probabile, quindi se ci sono dei filmati e uno storico della settimana di allenamento sono assolutamente da far visionare al Mental Coach, se così non fosse bisognerà fare una serie di domande a tutti i partecipanti alla gara e agli allenamenti, ascoltare i loro racconti, porre l'attenzione su quello che tutti, e non solo alcuni, ricordano e ritengono importante, e le sensazioni che hanno provato durante gli eventi in questione.
La seconda cosa da fare è ripetere lo stesso procedimento andando ad analizzare una o più partite dove tutto andava per il meglio.
L'analisi della “scena del crimine” è fondamentale, e bisogna agire con estremo raziocinio.
In possesso sia della situazione di quando andava tutto bene che della prima sconfitta, sarebbe meglio anche della seconda, bisogna porre l'attenzione su alcune cose;
Il “Tenente Colombo” avrebbe detto questo: “ Tre sono le cose da notare: quello che c'era prima e che adesso non c'è più, quello che c'è adesso e che prima non c'era, e quello che è stato spostato (nel nostro caso per “spostato” intendiamo comportamenti o fatti che non mancano e non sono stati aggiunti, ma invertiti, scambiati, ecc..).”
Non è detto che si riesca a trovare subito l'evento scatenante, in tal caso bisogna continuare a cercare, ma se si dovesse averlo individuato bisogna passare subito all'azione senza perdere nemmeno un secondo.
Ogni componente del gruppo staff compreso, accuratamente indirizzati dal Coach, si devono impegnare a non attuare più il comportamento, o la qualsiasi cosa, individuati come innesco della situazione di crisi, e agire nel modo stabilito come alternativa. Potrebbe essere qualsiasi cosa, dal passaggio in più che prima veniva fatto invece di tirare, all'atteggiamento di leggerezza o sufficienza che magari è comparso e che prima non c'era, oppure alcune scelte dell'allenatore che venivano fatte in ordine diverso ecc...ecc...
E tutto questo va allenato!!!
Durante ogni seduta di allenamento, ogni volta che il “colpevole”fa la sua comparsa è necessario che chiunque lo noti lo renda palese, fermandosi e rendendo consapevoli tutti che ci si sta ricadendo nuovamente. In questo modo avverrà quello che noi in gergo chiamiamo “Interruzione di modulo”. Dopo una brevissima pausa che ha lo scopo di resettare la testa di tutti, si riparte con l'alternativa stabilita.
Sarà compitodell'allenatore, sarebbe meglio del Mental Coach aggregato alla squadra, oppure del suo assistente nel caso fosse un comportamento dello stesso trainer a innescare i problemi, vigilare accuratamente durante la gara e fare tutto quello che è concesso dal regolamento per bloccare ed invertire la tendenza:..chiamaretempo..fare una sostituzione..mettersi a sedere invece di stare a bordo campo...utilizzare un linguaggio contenente parole chiave stabilite..ecc..ecc..
Se la squadra è stata ben condizionata e convinta durante la settimana vedrete dei cambiamenti come dal giorno alla notte, e nel giro di pochissimo tempo si tornerà alle vittorie di prima.
Questo che vi ho appena descritto è un intervento molto efficace e già collaudato per interrompere una “Crisi di risultati” ; naturalmente è soltanto uno dei numerosissimi modi che un Mental Coach ha per poter aiutare una squadra in difficoltà.
Ne potremmodescrivere tanti altri, io vi ho voluto proporre questo perché mi sembra applicabile a varie situazioni....e non soltanto in campo sportivo.
Nel prossimo articolo analizzeremo insieme la seconda casistica.
Sono convinto che l'argomento vi abbia interessato, e mi piacerebbe che qualcuno di voi mi facesse altri esempi o condividesse con me le proprie idee, riguardo larisoluzione dei momenti di difficoltà.
Il punto di partenza di ogni lavoro di Mental Coaching è la definizione della situazione dell’atleta, per poter poi pianificare gli obiettivi e le tappe per raggiungerli.
Domenica si è conclusa una delle più attese giornate di Ekis, quella del Beautiful Day. Sul palco si sono alternati diversi trainer di Ekis e alcuni ospiti, uniti da un tema comune: SVEGLIATI!
Trovo che questo abbia molto in comune con il punto di partenza di cui parlavo sopra. Mi spiego meglio.
La scelta di questo tema aveva anche l’intento di essere una provocazione, un incentivo a riflettere su quante cose nella vita di tutti giorni, dal lavoro, alle relazioni a quello che accade nel mondo, ci passa davanti lasciandoci spesso indifferenti.
Parlando di risultati sportivi e di coaching con atleti, si può applicare esattamente lo stesso concetto.
Quando un atleta si rivolge ad un personal coach lo fa certamente per migliorare le sue performance e ottenere risultati ambiziosi. Questo è il primo passo verso un cambiamento.
Per poter definire quali cambiamenti devono avvenire occorre essere consapevoli di ciò che sta accadendo.
Alcuni atleti hanno una grande consapevolezza di ciò che sta accadendo e di cosa occorre cambiare, altri hanno bisogno di scoprirla con l’aiuto del coach.
Quello che faccio solitamente con gli atleti, nella prima sessioni di coaching, è fare tantissime domande per cercare di far affiorare le reali difficoltà e non solamente i meri fatti che appaiono inizialmente.
Che cosa sta accadendo? Di cosa ti rendi conto? Cosa noti in queste situazioni?
Sono domande semplici e ad ogni domanda la nostra mente è abituata a cercare una risposta, e dalla qualità di quella risposta si capisce quanto siamo consapevoli di quello che sta accadendo dentro e fuori da noi.
Ad ogni cosa che accade possiamo attribuire quasi infinite cause o motivazioni. Proprio in questa fase c’è uno dei più grossi salti che un atleta può fare! SVEGLIATI!
Fino quando continuerai ad attribuire le cause di un insuccesso a fattori esterni, che spesso non dipendono da te e ai quali attribuisci un peso a volte eccessivo, probabilmente continuerai a collezionare insuccessi o risultati mediocri.
Dopo aver preso coscienza di ciò che sta accadendo occorre anche prendersi la responsabilità delle proprie azioni, che significa “impegnarsi a rispondere, a qualcuno o a se stessi, delle proprie azioni e delle conseguenze che ne derivano”.
Fino a che riteniamo che qualcun altro sia responsabile di ciò che accade e che sia sempre qualcun altro a dover trovare una soluzione, non vedremo mai il cambiamento che speriamo di vedere.
Prova ad immaginare un giocatore di una squadra che ritiene sempre e solo i compagni responsabili delle sconfitte o dell’atteggiamento in campo e non attribuisce mai a se stesso almeno una parte di quel risultato, quanto credi che questo possa essere d’aiuto alla squadra? E prova ad immaginare se ognuno dei giocatori facesse questo ragionamento nei confronti degli altri, come credi saranno i risultati di questo team?
Quello che voglio dirti è che occorre prendersi la responsabilità delle proprie azioni e comprendere che possiamo sempre fare qualcosa per cambiare anche solo una piccola parte di quello che sta accadendo.
Chiediti quali sono le tue responsabilità nei risultati che ottieni e cerca di capire cosa puoi fare tu per cambiare le cose.
Questo si traduce in atteggiamento, azioni concrete, presenza fisica e mentale e significa prendere il controllo delle cose che accadono invece che essere controllati da esse.
Per migliorare i tuoi risultati nessuno può fare la tua parte, l’ambiente intorno a te è quello che tu crei con le tue abitudini e con quello che fai ogni giorno. Ogni volta che attribuisci agli altri la responsabilità di quello che accade perdi una possibilità di cambiare le cose e plasmarle come tu vorresti.
Se vuoi migliorare le tue prestazioni sportive e alzare l’asticella verso obiettivi più ambiziosi, occorre mettere ogni giorno la stessa passione e la stessa energia in ogni gesto.
L’allenatore, il preparatore atletico, il personal coach e tutto lo staff che ti segue sono solo uno strumento per migliorare le tue performance ma la responsabilità dei risultati che ottieni, dipende prevalentemente da te.
Sono certa che leggendo, tu abbia già trovato qualche spunto interessante e ti sia dato alcune risposte utili perciò, cosa aspetti?
Oggi voglio parlarti di un tema a me molto caro in questo periodo, il cambiamento. Come Mental Coach mi capita molto spesso di lavorare con atleti, allenatori e team per prepararsi al cambiamento, conviverci, cercarlo, perseguirlo, accettarlo, cavalcarlo e tutto ciò ad esso inerente.
Molto spesso il cambiamento è una cosa che spaventa, semplicemente perché ci costringe ad uscire dalle nostre abitudini, dai nostri schemi, da quello che sappiamo e ci viene bene fare.
C’è una definizione di pazzia che mi piace moltissimo e che recita più o meno così: “pazzia è cercare di ottenere risultati differenti facendo sempre la stessa cosa”.
Molti atleti rifuggono il cambiamento perché tavolta il cambiamento è fatica, perché hanno paura che possa alterare il loro “equilibrio”.
Cercare l’equilibrio è umano e naturale, cercarlo pretendendo di mantenere inalterato lo “status quo” è quantomeno illusorio.
Tutto intorno a noi si evolve, il nostro avversario cambia, le metodologie di allenamento si rinnovano, le situazioni in cui di volta in volta ci veniamo a trovare sono differenti, talvolta cambiano i regolamenti e perciò, anche se riuscissimo veramente a “non cambiare”, in realtà, cambiando il contesto intorno a noi, anche noi stiamo cambiando, e probabilmente è un cambiamento che stiamo subendo.
Molto spesso è più facile cambiare quando stiamo vivendo un periodo di difficoltà e di sconfitte, anche perché non arrivando i risultati talvolta ti trovi a “non aver più nulla da perdere”. Credo però che il cambiamento sia tanto importante quando sei in un momento di difficoltà, così come quando sei in un momento in cui tutte le cose stanno andando a meraviglia.
Pensaci, anche quando tutto sta girando alla grande e stai ottenendo i risultati che ti sei prefissato, qualora continuassi a fare sempre le stesse cose, piano piano il tuo gap con gli avversari si assottiglierebbe fino ad annullarsi e forse, a quel punto, potrebbe essere addirittura più difficile tornare a vincere, semplicemente perché mentre il tuo avversario è “in corsa” tu devi “riprendere a correre” vincendo un’inerzia che rischia di farti perdere terreno.
Tornando al concetto di cambiamento ed equilibrio c’è una metafora che amo particolarmente e che ho sentito per la prima volta da Fish, uno dei miei soci, non so se la metafora è sua, ma io la ho “imparata” da lui :)
Ci sono due tipi di equilibrio, l’equilibrio della sedia e l’equilibrio della bicicletta. Mentre l’equilibrio della sedia è un equilibrio statico, l’equilibrio della bicicletta è un equilibrio dinamico ed in continua evoluzione e soprattutto… per stare in equilibrio sulla bicicletta devi continuare a muoverti e a pedalare!
Credo che questa metafora riassuma meravigliosamente bene il concetto che ti voglio esprimere. Sempre da qui, qualche tempo fa, lavorando con un team, è scaturita questa riflessione. Se sono in equilibrio sulla mia sedia in un prato meraviglioso e in una splendida giornata di sole, mi godo il paesaggio ed il tepore del sole; ma se d’improvviso il cielo si rannuvola e viene un gran temporale, mi prendo tutta l’acqua!
Quando invece sono in equilibrio sulla mia bicicletta, quando c’è il sole posso godere ugualmente del paesaggio e del clima, ma questa volta, appena mi accorgo che le nuvole sia avvicinano, posso allontanarmi alla ricerca di un altro “posto al sole”.
Credo che il concetto da perseguire sia quello di cambiare per acquisire maggiore flessibilità, maggiore capacità di risposta.
Maggiore è la tua capacità di rispondere, di cambiare e di adattarti agli eventi, maggiore sarà la tua possibilità di fronteggiare con successo la situazione e vincere, ma se invece le cose che fai, indipendentemente dalla situazione e dal conteso in cui ti trovi, sono più o meno sempre le stesse, perché non hai tante alternative, sei probabilmente destinato a vedere limitato il tuo campo di azione e di conseguenza i tuoi risultati.
Credo fortemente che la flessibilità sia potere e flessibilità è avere la capacità di cambiare, cambiare comportamento, cambiare schema, cambiare atteggiamento, cambiare modalità di comunicare, cambiare tipologia di allenamento, insomma cambiare.
Tante volte, troppo volte da Mental Coach mi sento ripetere “Questo non funziona” o “Questo in questa squadra/in questo sport/con questo atleta/con me non funziona”.
Nel mio ultimo articolo ti ho promesso che ti avrei raccontato perché nel lavoro di sport coaching uno degli elementi fondamentali per migliorare le prestazioni è visualizzare.
Come promesso nell’articolo precedente, sono ad illustrarvi un’applicazione concreta di come il mental coaching e l’anticipazione mentale del successo possono farti sfruttare al massimo un calcio di punizione.
Ciao a tutti sono Danilo, con questo mio primo articolo del blog vi parlerò di come i grandi campioni utilizzano (consciamente o inconsciamente) tecniche di Mental Coaching per raggiungere grandi e grandissimi risultati.
Se dovessi pensare ad una delle attività più comuni che gli sportivi fanno il giorno dopo la gara, probabilmente direi “comprare la Gazzetta dello Sport” (o qualunque altro giornale che parli della loro prestazione del giorno prima) oppure guardare i commenti su internet! :-)
Ciao a tutti, proseguiamo la condivisione di argomenti specifici del Mental Training affrontando una situazione che, per esperienza diretta, ho trovato essere comune alla maggior parte degli sportivi.
Ecco una delle arti in cui moltissimi atleti, dirigenti e società con cui ho lavorato come mental coach sono maestri: la “scusite” ossia l’arte di trovare delle scuse per non aver fatto le cose oppure per non aver ottenuto la performance che desideravano.
Mi rendo conto che il titolo sia molto forte, ma grazie al mental coaching, sto diventando un attento osservatore delle dinamiche della nostra mente e credo fortemente che nella maggior parte dei casi sia davvero così: FATICA FISICA = BULLSHIT!