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Lunedì, 20 Feb 2012
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Ma il risultato non arriva…ancora tentativi. L’atleta comincia ad innervosirsi, l’allenatore incita…il Mental Coach pensa. Pensa che forse la strategia che sta utilizzando non funziona. Forse bisogna cambiare qualcosa, ma cosa? Ripercorre con la mente tutto il lavoro di Coaching fatto. L’atleta guarda i due Coach…scuote la testa come per far uscire tutti i pensieri e si appresta a riprovare…il Mental Coach grida: STOP! Leggi tutto |
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Lunedì, 13 Feb 2012
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Lunedì, 06 Feb 2012
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Martedì, 31 Gen 2012
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Lunedì, 23 Gen 2012
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| Competere o collaborare? Riflessioni nello Sport Coaching |
| Lunedì 02 Gennaio 2012 |
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“Michael Jordan, Scottie Pippen, Dennis Rodman riuniti in una stanza arredata con totem e altri oggetti indiani. I Chicago Bulls raccolti intorno al loro coach, Phil Jackson, che legge loro brani dal “Libro della giungla” di Rudyard Kipling per preparare la squadra alla partita. Una frase del romanzo ricorre più spesso: La forza del lupo è il branco, e la forza del branco è il lupo.” (Stralcio di un articolo sui Chicago Bulls, una delle squadre di basket più forte degli anni ’90). Cosa significa questa frase tratta dal “Libro della giungla”? Che è più importante il lupo, un lupo “competente” che fa la differenza o il branco, la collaborazione del gruppo? Possiamo riassumerlo con la domanda se sia più importante la competizione o la collaborazione? Quando si parla di prestazione nello Sport Coaching e non solo spesso si deve “fare i conti” con termini quali competizione, collaborazione, agonismo, cooperazione, rivalità. Sono parecchi gli studi con i quali si è cercato di dare delle indicazioni riguardo ai diversi tipi di prestazione eai fattori che la influenzano. Un’opinione molto diffusa è quella secondo cui la competizione è l’essenza della prestazione. Sembra ormai ovvio, soprattutto nel mondo occidentale contemporaneo, che per fare bene sia indispensabile fare meglio degli altri. A dire il vero, in un passato molto remoto, c’è già stato qualcuno che ha sostenuto caparbiamente il principio secondo il quale non c’è vita secondo competizione, che la rivalità, la competizione e la guerra, sono presenti in ogni particella dell’intero universo...si tratta di Eraclito di Efeso, un filosofo presocratico. Per Eraclito “tutto accade secondo contesa” e “la guerra è la madre di tutte le cose”. La società ci spinge ad essere competitivi: essere il “primo della classe”, il migliore della squadra, essere il fuoriclasse! Il mondo imprenditoriale e quello sportivo è pieno di uomini che da soli, usando gli altri come pedine operative, hanno fatto grandi cose. Sorti alle luci della ribalta grazie al loro innato spirito competitivo, spinti dalla voglia di essere i migliori, vivono di sfide, di competizione, si nutrono dell’adrenalina che nasce nello “scontro”. Basta guardare la storia dello sport per trovare molti esempi. Ne riporto uno su tutti tramite un video che sicuramente avrai già visto; è una delle migliori testimonianze della differenza che può fare un singolo fuoriclasse.
Dall’altra parte c’è la collaborazione. Sempre di più oggi si sente parlare di collaborazione e gioco di squadra. Non intendo solo in un team di giocatori ma anche negli sport singoli. Con squadra si può intendere tutto il team di allenatori, Sport Coach, assistenti che possono stare dietro ad uno sportivo.Molti oggi ritengono che la collaborazione oggi sia un elemento imprescindibile per avere una prestazione di rilievo. In un ambiente sportivo che si sta sempre di più globalizzando, in cui la tecnica e la tattica sono diventati sempre più complessi, il fuoriclasse farà sempre più fatica. Ergo, il gioco di squadra comincia ad essere una necessità. E non a caso sta divenendo un concetto di cui si parla molto. Perché anche se un giocatore è bravissimo, c’è sempre qualcosa in cui non è molto abile. E tramite il gioco collettivo si riesce a far emergere il meglio di ognuno, sopperendo ai suoi difetti con le doti di un altro. La squadra risalta le qualità del singolo e ne nasconde i difetti. Anche qui di esempi di squadre senza “fuoriclasse” evidenti ma che insieme hanno conquistato grandi traguardi ce ne sono moltissimi. Un esempio su tutti fu la nazionale greca agli europei di calcio nel 2004. Una squadra senza nessun talento singolo particolare ma che proprio grazie al gioco di squadra vinse contro team con nomi altisonanti nel loro gruppo. Nel video puoi vedere molti di questi nomi.
Quindi per ottenere prestazioni di rilievo è meglio la competizione o la collaborazione? Io una mia opinione me la sono fatta ma ho lasciatoappositamente molte domande senza risposta.Da un lato perché nello Sport Coaching il ruolo del Mental Coach non è quello di dare risposte, le sue risposte, ma di aiutare l’atleta o la squadra a trovare la sua strada, le sue risposte. E nel tragitto, trovare anche le risorse per raggiungere il traguardo. Come singolo e come squadra. Da un altro lato perché sono molto curioso di sapere la tua opinione. La tua strada quale è? A presto!
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Lunedì, 10 Mag 2010
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Martedì, 31 Ago 2010
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Martedì, 19 Ott 2010
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Una veloce premessa: non parlerò né di tecnica né di tattica, tu allenatore sei sicuramente molto più preparato di me. |
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Lunedì, 12 Set 2011
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Martedì, 16 Nov 2010
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Lunedì, 17 Mag 2010
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Lunedì, 19 Apr 2010
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Sport News
15.01.12 - Doppietta azzurra nello snowboard
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Le 16.00 di pomeriggio in un palazzetto. Fuori freddo e neve. Dentro ci sono tre persone. Un atleta, un allenatore e un Mental Coach. Si sentono i suoni e i rumori di chi ci sta provando (a volte anche qualche imprecazione). Si vedono i tentativi e gli sforzi per provare a ottenere un risultato. Si percepiscono le sensazioni che prendono allo stomaco quando sai che quella sarà la volta buona.
Ho la ferma convinzione che il Mental Training oggi abbia un ruolo di fondamentale importanza… dentro e fuori dal campo.
Domenica 30 gennaio 2012, si è disputata la finale storica degli Australian Open, durata quasi 6 ore, vinta da Novak Djokovic a spese di un sempre magnifico Nadal.
Quanto incide lo staff sulla crisi di risultati di una squadra? Tanto!!! E' per questo che un buon allenatore deve sapersi comportare anche da Sport Coach.
Ultimamente mi trovo spesso a riflettere su quante cose facciano in effetti la differenza e quanto possa essere efficace l'allenamento mentale per identificarle. Evidentemente non sto parlando solo di sport ma di ogni aspetto della vita di tutti giorni, del lavoro, degli hobby e dei nostri interessi in generale.
Prima di tutto voglio farti i miei più sentiti auguri da parte mia e da tutto il team Ekis Sport Coaching per un 2012 pieno di emozioni e poi raccontarti una breve storia per introdurre una riflessione di inizio anno: competere o collaborare?
Nel mio
Ciao, eccomi di nuovo qui a parlare di mental coaching applicato al calcio.
Lavorando in ambito golfistico so che la capacità di visualizzare per chi gioca a golf (ma vale anche per gli altri sport) è di grande importanza!
Come promesso nell’
Ciao a tutti sono Danilo, con questo mio primo articolo del blog vi parlerò di come i grandi campioni utilizzano (consciamente o inconsciamente) tecniche di Mental Coaching per raggiungere grandi e grandissimi risultati.
Oggi mi rivolgo agli allenatori, che spesso svolgono anche il ruolo di Sport Coach.
Mi rendo conto che il titolo sia molto forte, ma grazie al mental coaching, sto diventando un attento osservatore delle dinamiche della nostra mente e credo fortemente che nella maggior parte dei casi sia davvero così: FATICA FISICA =
Se dovessi pensare ad una delle attività più comuni che gli sportivi fanno il giorno dopo la gara, probabilmente direi “comprare la Gazzetta dello Sport” (o qualunque altro giornale che parli della loro prestazione del giorno prima) oppure guardare i commenti su internet! :-)
Ciao a tutti, proseguiamo la condivisione di argomenti specifici del Mental Training affrontando una situazione che, per esperienza diretta, ho trovato essere comune alla maggior parte degli sportivi.
Ecco una delle arti in cui moltissimi atleti, dirigenti e società con cui ho lavorato come mental coach sono maestri: la “scusite” ossia l’arte di trovare delle scuse per non aver fatto le cose oppure per non aver ottenuto la performance che desideravano.



