Le 16.00 di pomeriggio in un palazzetto. Fuori freddo e neve. Dentro ci sono tre persone. Un atleta, un allenatore e un Mental Coach. Si sentono i suoni e i rumori di chi ci sta provando (a volte anche qualche imprecazione). Si vedono i tentativi e gli sforzi per provare a ottenere un risultato. Si percepiscono le sensazioni che prendono allo stomaco quando sai che quella sarà la volta buona.
Ma il risultato non arriva…ancora tentativi. L’atleta comincia ad innervosirsi, l’allenatore incita…il Mental Coach pensa. Pensa che forse la strategia che sta utilizzando non funziona. Forse bisogna cambiare qualcosa, ma cosa?
Ripercorre con la mente tutto il lavoro di Coaching fatto. L’atleta guarda i due Coach…scuote la testa come per far uscire tutti i pensieri e si appresta a riprovare…il Mental Coach grida: STOP!
Domenica 30 gennaio 2012, si è disputata la finale storica degli Australian Open, durata quasi 6 ore, vinta da Novak Djokovic a spese di un sempre magnifico Nadal.
Quanto incide lo staff sulla crisi di risultati di una squadra? Tanto!!! E' per questo che un buon allenatore deve sapersi comportare anche da Sport Coach.
Ultimamente mi trovo spesso a riflettere su quante cose facciano in effetti la differenza e quanto possa essere efficace l'allenamento mentale per identificarle. Evidentemente non sto parlando solo di sport ma di ogni aspetto della vita di tutti giorni, del lavoro, degli hobby e dei nostri interessi in generale.
Qualche giorno fa stavo leggendo la trascrizione di un’intervista molto interessante fatta a Claudio Ranieri (l’attuale allenatore dell’Inter) su Inter Channel. Durante un passaggio in cui ha fatto riferimento ai risultati di Mourinho, l’allenatore nero azzurro si è soffermato sulla figura del Mental Coach all’interno dello staff.
Dice Ranieri: “A mio parere, noi in Italia siamo ancora un pochino indietro su questo ruolo e su questo argomento, ovvero la psicologia del calcio, anche perché molte persone vogliono solo farsi pubblicità attraverso lo sport più popolare”. Condivido!
Poi continua: “Nella realtà è l’allenatore che fa un po’ tutto questo” ed è questo motivo di stima nei confronti di Mourinho. “Lui riusciva a entrare nella mente di tutti i giocatori”, afferma il tecnico, “Io non ho mai sentito uno di loro parlare male di lui, significa che lui era bravo negli undici, ma anche nei trenta della rosa e la nostra forza deve essere questa: cercare di coinvolgere e far sentire importanti tutti perché il giocatore riconosce una persona, se c’è il mental coach non riconosce l’allenatore o viceversa”.
Prendo un pezzo alla volta: “Nella realtà è l’allenatore che fa un po’ tutto questo”. Sì, se la realtà in questione è il Real Panocchia (come si commentava vicino al mio paese natio :-) ). È come se dicessimo che nella realtà è l’allenatore che fa la preparazione fisica. È evidente che ne deve capire i meccanismi, ma poi nello staff ha un professionista che, in accordo e in sinergia con lui e con gli obiettivi della società, si occupa di questa parte della prestazione (ovviamente parlo di squadre professionistiche che possono permettersi diverse figure).
“… e la nostra forza deve essere questa: cercare di coinvolgere e far sentire importanti tutti”. Super d’accordo e ottima idea! Non semplice da attuare, ma ottimo obiettivo.
Dico che non è semplice perché lavorando con allenatori e team ho visto spesso che il “coinvolgere e far sentire importanti tutti” viene perseguito cercando di non scontentare nessuno: ad esempio non dicendo le cose come stanno per evitare di creare malumori, buttando un po’ di fumo negli occhi per fare bella figura oppure facendo illudere l’atleta con la speranza del “abbi pazienza, se continui così vedrai che si creeranno le circostanze giuste e un domani…”
“… perché il giocatore riconosce una persona, se c’è il mental coach non riconosce l’allenatore o viceversa!”. Purtroppo ancora molti allenatori hanno questa convinzione… e mi permetto di dissentire e dire che è invece estremamente lontana dalla mia realtà.
Il mental coach (per come lo concepisco e per come mi comporto) deve essere un braccio armato dell’allenatore. È il professionista dell’allenamento mentale. Così come il preparatore atletico (riutilizzando l’esempio di prima) si occupa della performance fisica degli atleti, il mental coach lavora a diversi livelli sugli aspetti mentali, comunicativi, di gestione dello stress, di lavoro efficace di squadra, ecc.
A “diversi livelli” significa che possiamo lavorare con la società, con lo staff, con l’allenatore e con gli atleti: con uno solo, più di uno o con tutti questi protagonisti del team!
Con gli allenatori con cui ho lavorato, la leadership non è mai stata messa in discussione e i ruoli di tutti sono sempre stati estremamente chiari a tutti (o li sono diventati dopo il nostro intervento).
Forse è la parola “motivatore” (con cui spesso veniamo etichettati) che crea qualche incomprensione… in questo caso sì, sono d’accordo con Ranieri, è compito dell’allenatore motivare i propri giocatori.
E infatti il mental coach (sempre come lo intendo io) non è un motivatore! Per intenderci non fa discorsi alla Al Pacino in Ogni Maledetta Domenica (quelli li lascia appunto all’allenatore… che, attenzione, deve essere capace di farli!).
Ho ascoltato con le mie orecchie discorsi che volevano essere “motivazionali” e che hanno fatto accapponare la pelle ai presenti, autogol clamorosi in 3 minuti di parole che hanno fatto cadere le p@££e ai presenti… scusa, ma così come un bravo allenatore prepara minuziosamente la partita tatticamente e tecnicamente, non capisco perché improvvisi invece un aspetto così importante come quello mentale (soprattutto nel pre-gara).
Adesso ne scrivo una forte: per quanto riguarda l’aspetto mentale e motivazionale, l’allenatore ha il primo grande compito di “non fare danni” (come direbbe il mio amico Roby ;-))! Se solo riuscisse a raggiungere questo obiettivo sarebbe un grande successo!
Le parole sono importanti!!! E anche come le diciamo!
Allargando il discorso mi fanno ridere quelle persone (di solito fanno parte della dirigenza) che, nel 2012, ancora dichiarano "non crediamo in questa figura”… e poi li vedi gestire magistralmente il team congelando gli stipendi, togliendo le giornate di riposo già programmate, oppure dichiarando alla stampa delle informazioni prima di informare i diretti interessati (per citarne alcune a cui ho assistito). Non è questione di credere o meno in una figura, è rendersi conto che la parte mentale condiziona la prestazione… e non si inventa, ci si deve preparare!
Ranieri conclude, sorridendo, con una battuta: “Forse quello che ci vorrebbe è un mental coach per l’allenatore…” Claudio, quando vuoi, qui trovi la
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;-)
Scherzi a parte, se sei un allenatore o un dirigente, informati e formati anche su questi aspetti di fondamentale importanza. In pochi nascono con queste capacità innate, imparale!
Ancora tanti auguri per un fantastico 2012 e ti lascio con un piccolo spezzone di questo cult movie… per ripartire con l’umore giusto :-)
finalmente...un chiarimento come si deve su questa figura tanto bistrattata...Alle mi trovi d'accordo su tutto...purtroppo non è facile far capire agli allenatori che non sei li per togliere loro la leadership, ma casomai per aiutarlo ad accrescerla...in quanto ai dirigenti che dicono che non "credono in questa figura"..beh...stendiamo un velo pietoso...ho potuto constatare di persona lavorando con una squadra di calcio...di quanta "ignoranza" (purtroppo) c'è ancora in questi ambienti..ignoranza intesa come ignorare dell'esistenza di una figura che si occupi di allenare quello che è l'elemento più importante di una performance...A luglio sono stato in giro a vedere alcuni ritiri di squadre di calcio di serie A e B e, a parte la Roma (prima squadra ad avere il mental coach tale Toni Llorente fortissimamente voluto da Luis Enrique),le altre squadre hanno staff numerosissimi composti da 10-15 figure (tra allenatori vari, massaggiatori, omeopati, osteopati, medici, recupero infortunati ecc...) per carità utili alla causa...ma non esiste un "cristiano" che si occupi di allenare la mente del giocatore...sigh.....che tristezza....speriamo che le cose possano cambiare, ma si dice da tempo...troppo...
un abbraccio Alle e mi associo a quanto detto da Alessandro Dattilo...Alle il n.1 in Italia!!!!
|09-01-2012 12:51:11
Beppe
- Ostinazione, rigidità o ... flessibilità?
Caro Alle, mi servi un piatto nuziale con l'argenteria regale :-).
Il caro e buon Ranieri, stimatissimo allenatore dimostra nella circostanza di mantenere una rigidità che appare anche dalla sua fisiologia sempre tutta d'un pezzo e di quello stile angol sassone che poco si addice con il cambiamento ...
Lui in questo momento vince e quindi evidentemente si fa forte del suo modo e metodo, del resto come puoi dargli torto in un mondo dove le apparenze ed i risultati contano più di qualunque altra cosa?
Le sue convinzioni piano piano cambieranno quando si renderà conto che se il "quinto elemento" (la testa) non è collegato con gli altri quattro (tecnica - tattica - preparazione fisico/atletica e doti morali), i Mister potranno solo fare dei danni ...
D'altra parte di Mourinho, non a caso, si dice "special one" e Ranieri è ancora sul ponte che collega il passato con il futuro e molto imbrigliato ancora nelle corde legate agli ormeggi!!!
Ancora una volta bravo Alle!
Anche qui, come in mille altre situazioni, è questione di avere gli strumenti per cambiare credenze depotenzianti e dannose.
Ad ognuno il suo mestiere dunque!
In qualsiasi ambito, sportivo, life e business, è la paura di perdere un ruolo codificato che ormai ha fatto il suo tempo, ammesso che mai ne abbia avuto uno, che ferma la crescita, il divertimento e il cambiamento.
Grazie Alle
Claudia
|10-01-2012 18:55:08
cessione del quinto
- allenatore psicologo
Ha raggione Ranieri,un allenatore deve metersi nella mente dei giocatori,deve essere un psicologo e oltre a questo deve essere un vero motivadore se vuole avere dei ottimi risultati e deve ricordarsi sempre che il calcio è un gioco di squadra e di anteporre gli interesi collettivi a quelli personali.Ottimo post.Daniel
Ciao Alessandro...mi chiamo Diego e condivido le tue origini(sono di salsomaggiore)...
Mi sono appena iscritto al MIC 2012 di EKIS e sono proprio all'inizio del mio percorso per questo leggo tanto e mi faccio un sacco di domande a molte delle quali ancora non riesco a dare risposta chiara...
Leggendo il tuo articolo ho riflettuto sul fatto del farsi pubblicità attraverso il mondo del calcio...
mi domando:
ma è cosi sbagliato?ok si i coach guadagnano facendo coaching ovvio,ma il serivizio che offrono è talmente produttivo che i primi a trarne beneficio sarebbero proprio i clienti
allenatori e calciatori...
Il calcio come tutti sanno offre un bacino d'utenza che si estende per tutta la nazione...pubblicizzare la figura professionale del coach attraverso i RISULTATI in questo sport sarebbe forse il modo
più veloce per divulgarne ed estenderne la conoscenza al grande pubblico...
Parlo ora per la mia esperienza personale e dico che se vado in giro a parlare di coach e coaching la maggior parte della gente
mi chiede "cos'è il coach?" alcuni pensano si tratti dell'allenatore delle scuadre di football americano...altri credono
si tratti di una sorta di moderno psicologo che cura con tecniche innovative le "malattie mentali" delle persone...
e allora mi chiedo ancora:
se le persone non sanno cosa sia il coach e che servizi offre come possono usufruirne e trarne benefici?
Pubblicizare il movimento sarebbe utile a tutti,ai coach per primi che troverebbero maggiori possibilità di guadagno,specialmente quelli più "piccoli" che magari offrono i loro servizi solo su una porzione ristretta di territorio e al pubblico,persone semplici,lavoratori di ogni fascia o atleti che siano...
Il calcio è un'ottimo veicolo per farlo...
Ovviamente poi sta all'intelligenza e all'onesta delle singole persone
far si che si rimanga su un binario di correttezza e di reale utilità...
Gli imbroglioni e i disonesti sono sempre presenti in ogni contesto ma non può questo essere un deterrente al progresso...
Ranieri dice che in Italia siamo indietro...e io dico:APPROFITTIAMONE!!!
Trasformiamo la lacuna in OPPORTUNITA'!!!
A me il suo sempra un grido di allarme in piena regola del tipo "gente aggiorniamoci!!!"
Questa ovviamente è solo la mia opinione ancora inesperta e sognatrice,per questo chiedo il tuo parere...
In attesa di incontrarti e conoscerti ai corsi ti ringrazio e ti auguro buon anno...
DIEGO
Grazie mille a tutti per i commenti e i complimenti :-)
X Diego nello specifico che ha chiesto il mio parare: yes, non c'è nulla di male nell'utilizzare la popolarità del calcio per aumentare la popolarità del mental coaching... Proprio la scorsa settimana ero in vacanza con un ragazzo tifoso della Roma che conosceva il mio lavoro grazie alla figura di Llorente (mental coach della Roma).
Sicuramente se uno è un bravo professionista, lavora bene ed entra nel calcio ai massimi livelli può solo che portare beneficio al nostro mondo!
Nel mio ultimo articolo ti ho promesso che ti avrei raccontato perché nel lavoro di sport coaching uno degli elementi fondamentali per migliorare le prestazioni è visualizzare.
Come promesso nell’articolo precedente, sono ad illustrarvi un’applicazione concreta di come il mental coaching e l’anticipazione mentale del successo possono farti sfruttare al massimo un calcio di punizione.
Ciao a tutti sono Danilo, con questo mio primo articolo del blog vi parlerò di come i grandi campioni utilizzano (consciamente o inconsciamente) tecniche di Mental Coaching per raggiungere grandi e grandissimi risultati.
Mi rendo conto che il titolo sia molto forte, ma grazie al mental coaching, sto diventando un attento osservatore delle dinamiche della nostra mente e credo fortemente che nella maggior parte dei casi sia davvero così: FATICA FISICA = BULLSHIT!
Se dovessi pensare ad una delle attività più comuni che gli sportivi fanno il giorno dopo la gara, probabilmente direi “comprare la Gazzetta dello Sport” (o qualunque altro giornale che parli della loro prestazione del giorno prima) oppure guardare i commenti su internet! :-)
Ciao a tutti, proseguiamo la condivisione di argomenti specifici del Mental Training affrontando una situazione che, per esperienza diretta, ho trovato essere comune alla maggior parte degli sportivi.
Ecco una delle arti in cui moltissimi atleti, dirigenti e società con cui ho lavorato come mental coach sono maestri: la “scusite” ossia l’arte di trovare delle scuse per non aver fatto le cose oppure per non aver ottenuto la performance che desideravano.